Organizzato da Deaphoto in collaborazione con Zona X

CORSO DI FOTOGRAFIA STILL LIFE
 
Sono aperte fino alle ore 19,30 di Giovedì 27 Febbraio (ad esaurimento posti disponibili) le Preiscrizioni (gratuite e non impegnative) al Corso professionale di Fotografia Still Life organizzato da Deaphoto in collaborazione con Zona X. Il Corso condotto dal fotografo Gildardo Gallo (Zona X) ha come obbiettivo quello di fornire una preparazione professionale sulle modalità tecniche e formali del fotografia still life in studio. Il Corso (18 ore 250 Eu) è a numero chiuso e si svolgerà dal 27 Febbraio, il Lunedì ore 21-24, presso Zona X Via Fra Giovanni Angelico, 8 – Firenze [ http://www.zona-x.org/ ]. E' necessaria una conoscenza base di tecnica fotografica. Attestato di Frequenza per tutti i partecipanti e galleria immagini sul sito Deaphoto.
 
 
 
 
Programma >> http://www.deaphoto.it/stilllife.htm
Galleria immagini >> http://www.deaphoto.it/galleria%20mostre/Still%20life/index.html
Modalità di iscrizione >> http://www.deaphoto.it/modiscr.htm

 
Calendario del Corso FOTOGRAFIA STILL LIFE
Lunedì ore 21-24 | Febbraio 27 | Marzo 5-12-19-26 | Aprile 2

Informazioni e Preiscrizioni:
tel 0550517721 – cell 338 8572459
www.deaphoto.itdeaphoto@tin.it
 
Da Still Life: una foto di Camilla Catrambone
 
 
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Incontro il 24 febbraio a Reggio Emilia

“Giovanni Zibordi, un socialista riformatore”
 
incontro il 24 febbraio a Reggio Emilia
 
“Giovanni Zibordi, un socialista riformatore”. È il tema del terzo incontro della rassegna ”150 anni di Italia unita: presenze reggiane nella politica, nel lavoro e nella cultura”, organizzato a Reggio Emilia da Anteas (Associazione Nazionale Terza Età Attiva per la Solidarietà) e dal Circolo di Cultura Giuseppe Toniolo.

L’appuntamento è per venerdì 24 febbraio alle 17 nella sala del Centro Giovanni XXIII in via della Prevostura, dove si terranno tutti gli incontri rimanenti del ciclo, che prevede in totale sei eventi. Di “Giovanni Zibordi, un socialista riformatore” parleranno Luigi Cavazzoli e Luigi Gualtieri del Centro studi Ivanoe Bonomi, moderati dall’onorevole Mauro del Bue.
 
 
"Zibordi Giovanni: un intellettuale riformista" – di Giuseppe Manfrin
da Avanti della Domenica – 17 novembre 2002 – anno 5 – numero 42

"Nel 1904, dopo tormentate vicissitudini, dalle quali ebbe vita difficile, in quanto riformista turatiano, da parte dei "rivoluzionari" in provincia di Mantova, Giovanni Zibordi andò a Reggio Emilia, "il principale laboratorio di vita socialista" (come egli stesso la definì). | In quell’anno il socialismo reggiano, alle valide schiere che già aveva, aggiunse due grandi nomi: il prof. Giovanni Zibordi, su invito di Prampolini chiamato a dirigere il quotidiano socialista "La Giustizia" e l’insegnante Giuseppe Soglia, chiamato a dirigere le scuole comunali (di quest’ultimo abbiamo tracciato un profilo in un precedente articolo). Giovanni Zibordi nacque a Padova il 20 settembre 1870, da famiglia agiata che aveva proprietà a Poggio Rusco (Mantova) e, in questa località, passava le vacanze estive ed, infine, vi si trasferì definitivamente nel 1886. Si laureò in storia e letteratura a Bologna, dove fu allievo del Carducci, nel 1892. Insegnò italiano in ginnasi e licei di diverse città d’Italia. Nel 1901 abbandonò l’insegnamento per assumere la direzione del giornale socialista "Nuova Terra" di Mantova. | Della fase ateistica e anticlericale del pensiero carducciano, Zibordi conservò una specie di culto, rievocandola poi nella sua affermazione di incompatibilità fra fede religiosa e appartenenza al partito socialista. Ma fin dalla nascita del socialismo come partito, Francesco Zanardi e Giovanni Zibordi erano due giovani attivi nel Circolo radicale di Poggio Rusco. Infatti il Circolo radicale di Poggio Rusco e quello di Serravalle Po, furono gli unici organismi della provincia di Mantova, presenti al congresso costitutivo il partito socialista nell’agosto del 1892 a Genova, con delega a Camillo Prampolini. | A rafforzare questo concetto, Zibordi ricordava su "Critica Sociale" del 16 marzo 1908, che già nel 1890: "… cominciavano a sorgere qua e là, specialmente nella Bassa provincia (Mantova) e nei pressi delle rive del Po, grande agitatore di onde e di idee, i ‘circoli’ di giovani, non ancora socialisti ma aspiranti a studiare con criteri nuovi, la questione sociale". | Nel 1894 con le leggi eccezionali crispine furono sciolti d’autorità, il Circolo socialista e la Società di Mutuo Soccorso di Poggio Rusco e Zibordi, quale dirigente di entrambi, subì due processi in Pretura, dove venne condannato a tre mesi di domicilio coatto. In sede di appello il Tribunale lo assolse per inesistenza di reato. Per comprendere quell’intricato e tempestoso periodo del movimento proletario socialista mantovano, annotava Zibordi, "si doveva aver presente la sinistra influenza della democrazia, sorgente di pseudo-rivoluzionarismo e al tempo stesso di inquinamento interclassista". Sottoposto a duri attacchi, con la vittoria della corrente ferriana, Zibordi presentò nel dicembre del 1903 le dimissioni da direttore della "Nuova Terra", che vennero accettate. Fu quello l’epilogo di una irriducibile lotta all’interno del partito, che vedeva schierata la tendenza "rivoluzionaria" guidata da Enrico Ferri, Girolamo Gatti ed Enrico Dugoni, contro la tendenza riformista rappresentata da Zibordi, Vezzani e Bernaroli. Sulle note posizioni di Ferri, Turati espresse sempre la sua diffidenza; Ivanoe Bonomi lo attaccò con la critica acuta e precisa; Zibordi lo combatté con il suo sarcasmo e la sua intransigenza morale. Infatti la propaganda demagogica e "rivoluzionaria" del Ferri, poteva anche – in certo senso – incantare le masse, ma non riuscì a nascondere agli uomini politici più avveduti, il vuoto del pensiero e il fondo moderato del suo animo. Ferri era convinto che un buon discorso potrebbe creare tanto entusiasmo quanto seme poteva creare in un anno di lento lavoro organizzativo. Ben diciassette anni Zibordi rimase a Reggio Emilia come giornalista, consigliere e assessore comunale, consigliere provinciale e, con le suppletive del 1915, eletto deputato nel Collegio di Montecchio Emilia e, rieletto nel 1919 a Parma. Polemista valido, efficace ed agguerrito, fornito di un retroterra culturale solido, completava – in un certo senso – le attitudini propagandistiche di Prampolini, inventore e costruttore di organizzazioni proletarie, con il sostegno di una coerente affermazione ideologica. | Ciò non significa che la sua opera sia stata quella di un pedante dottrinario, tutt’altro, la sua produzione giornalistica e di oratore fu in prevalenza legata a elementi concreti. Giovanni Zibordi fece parte del gruppo dei fedeli di "Critica Sociale" e del vecchio riformismo. Combatté strenuamente con Turati e Treves, nei congressi, contro il programma massimalista e, specie dopo il primo dopoguerra, contro l’infatuazione bolscevica. Fu avverso alla guerra per l’esplicito richiamo ai principi dell’internazionalismo. Con l’avvento del fascismo, scampò fortunosamente ad un attentato squadristico, poi venne bandito da Reggio Emilia dai fascisti. Nel 1922 si trasferì a Milano alla redazione de "La Giustizia" organo del Psu. | Dopo la soppressione della stampa di opposizione, Giovanni Zibordi guadagnò da vivere per la famiglia, con lezioni private e con pubblicazioni di argomenti letterari. Durante il periodo fascista fu sorvegliato ed ammonito. Nel 1930 pubblicò il volume "Prampolini e i lavoratori reggiani". Si occupò di studi letterari fino alla morte, avvenuta a Bergamo il 30 luglio 1943".
 
Per ulteriori dettagli:

"Saggio sulla storia del movimento operaio in Italia: Camillo Prampolini e i lavoratori reggiani". Per leggere la Biografia di Camillo Prampolini tratta dall'opera di Zibordi:
http://www.camilloprampolini.it/biografia.html 



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In via F.lli Lombardi 2 a Brescia

Inaugurazione nuova sede del GRG
 
Giovedì 23 febbraio 2012 alle ore 17.15
 
Presentazione del volume Il Delirium 
di A. Morandi – E. Wesley Ely – M. Trabucchi, Vita&Pensiero 2012
Aula Magna “G. Tovini”
Università Cattolica del Sacro Cuore
 
Via Trieste 17 – Brescia
 
dott. Luigi Morgano
Direttore della sede bresciana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore > Indirizzo di saluto
prof. Mario Taccolini
Presidente della Congrega della Carità Apostolica > Le ragioni della prossimità
S.E. mons. Luciano Monari
Vescovo di Brescia > Il vecchio nella Bibbia
prof. Marco Trabucchi
Direttore Scientifico del GRG > L’Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni
dott. Alessandro Morandi
medico e ricercatore > Un nuovo volume sulla salute dell’anziano, frutto di una collaborazione internazionale
 
 
A seguire il Vescovo benedirà la nuova sede del Gruppo di Ricerca Geriatrica, in via F.lli Lombardi 2 a Brescia


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Un importante progresso nella lotta contro la malattia di Alzheimer

Da neuGRID a outGRID: la rete per la diagnosi online dell'Alzheimer diventa mondiale
 
di Miriam Cesta
 
La rete europea di diagnosi online per l'Alzheimer, neuGRID, diventa mondiale: grazie al supporto di outGRID – il marchio internazionale di neuGRID – e alla partecipazione delle Nazioni Unite, infatti, la piattaforma europea, che archivia e analizza ampi database di scansioni cerebrali in 3D per lo studio dell'Alzheimer, convergerà con altri due progetti di infrastrutture elettroniche – CBRAIN in Canada e LONI negli Stati Uniti – verso un'unica piattaforma interoperativa. L'obiettivo? Sviluppare un sistema online a livello globale per consentire agli scienziati di tutto il mondo di condividere dati medici e accedere alle vasta quantità di informazioni disponibili online sull'Alzheimer e incrementare le iniziative di ricerca. La notizia arriva dal seminario organizzato da outGRID in collaborazione con l'Unione internazionale per le telecomunicazioni (ITU) delle Nazione Unite e con la Commissione Europea, conclusosi oggi a Ginevra.
 

NeuGRID è un'infrastruttura basata sul sistema GRID in grado di consentire alla comunità di neuroscienziati di raccogliere e archiviare grandi quantità di dati sotto forma di immagini per effettuare l'analisi computazionale dei dati raccolti. Dopo la fase di sviluppo durata tre anni, neuGRID è stato testato nel 2009 riuscendo a portare all’estrazione di un biomarker dell'Alzheimer in sole due settimane: un tempo da record considerando che, in media, il tempo normalmente necessario a raggiungere questo obiettivo è 5 anni. 

"OutGRID permetterà di mettere completamente a frutto l'impegno nella ricerca in tutto il mondo, attualmente frammentario e spesso ridondante – spiega Giovanni Frisoni, coordinatore di neuGRID e outGRID e vicedirettore scientifico dell'Istituto San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia -. La gran parte dei paesi sta dedicando significative risorse all’uso delle neuroimmagini per la diagnosi precoce dell'Alzheimer e lo sviluppo di marcatori di malattia da usare negli studi clinici dei nuovo farmaci, ma la mancanza di coordinamento tra queste iniziative limita le prospettive di sostanziali progressi scientifici". 

Come spiega Kostas Glinos, responsabile dell'Unità per le infrastrutture elettroniche presso la Direzione Generale della Commissione Europea per la Società dell'Informazione (DG INFSO), il progetto "outGRID risponde all'urgente necessità di strumenti computazionali efficaci a favore della ricerca sull'Alzheimer. Con l'impegno dei centri di ricerca e il sostegno dei fondi pubblici, outGRID creerà con successo un'infrastruttura globale in grado di massimizzare l'uso delle risonanze magnetiche nucleari e di accelerare il progresso nella lotta contro la malattia di Alzheimer, a vantaggio di milioni di pazienti e delle loro famiglie".
Articolo di Miriam Cesta (21/02/2012)

Nasce NeuGRID: leggi l'articolo su Salute24:
 
Per ulteriori informazioni sull'argomento:
http://it.wikipedia.org/wiki/NeuGRID


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Tradizionale festa di Carnevale a Fiorenzuola d`Arda (PC)

LA ZOBIA
 
Tradizionale festa di Carnevale a Fiorenzuola d`Arda (PC)
 
 
Dal 16 al 20 febbraio si è svolta la Zobia, il carnevale di Fiorenzuola
 
Qui una bella galleria fotografica di Marco Cavallini:
http://www.marcocavallini.it/zobia.html
 
 
 
 
 
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Guerra e prigionia di Gino Narseti

Gino Narseti, italiano classe 1921

Aveva esattamente 60 anni l'Italia Unita quando, nel 1921, nacque Gino Narseti, ma fu amore a prima vista ed oggi Gino, ormai novantenne, le resta fedele anzi ostenta il suo patriottismo ad ogni occasione solenne. | Approfittando del breve respiro che ci concedono le celebrazioni di gennaio e febbraio che lo vedono impegnato in prima persona, ci fermiamo e parliamo un po' di lui, della sua storia e, non a caso, cominciamo da quel 6 aprile del 1941, primo giorno di guerra per Gino Narseti. | Siamo nel nuovo angolo-sede dell'Associazione Italiana Reduci nell'ex Collegio dei Gesuiti al primo piano, poco lo spazio, grande se vi metti una bandiera. Sui muri foto ed anche alcuni lavori di mio padre che rimandano alla prigionia ed ai campi di concentramento. | Ma tra noi vecchi è difficile dare senso compiuto ai nostri discorsi e poi c'è tanto da dire, ed allora mi ha buttato giù due righe che ripropongo. Punto di partenza, l'abbiamo premesso, l'aprile 1941, vent'anni all'anagrafe ma allora a quell'età si era già uomini; punto di arrivo il 9 ottobre 1945 festa di S. Donnino e giorno del suo ritorno a Fidenza.
 
 
Guerra e prigionia di Gino Narseti
 
"Il mio primo giorno di guerra è avvenuto alla frontiera con lo stato Jugoslavo il 6 aprile 1941 con la 5^ compagnia chimica nebiogeni. La resistenza del nemico è stata quasi inesistente per cui tutte le postazioni logistiche in campo nemico furono occupate senza perdite umane e senza alcun danno al nostro materiale bellico compresi i mezzi di trasporto. | Dal 19 aprile 1941 la nostra armata ebbe il compito di presidiare tutto il territorio Jugoslavo per tutelare la popolazione ed i punti strategici per le forze occupanti, (assieme alle truppe tedesche) dagli attacchi giornalieri che ci venivano da parte dei partigiani di Tito. | La maggior parte dei nostri compagni morirono contro la guerriglia partigiana in quanto agivano sempre di notte e su un territorio a loro conosciuto. | In data 31 agosto 1942, dopo quattordici mesi in terra jugoslava la nostra compagnia venne trasferita in Africa settentrionale con la 43^ compagnia nebbiogeni mobile. | Il trasferimento avvenne dal porto di Trapani a quello di Biserta via mare e di notte a bordo di piccoli natanti veloci con un mare in tempesta da far paura, questo per evitare di essere visti ed intercettati dalle corazzate inglesi in perlustrazione nel Mediterraneo. Lo sbarco nel porto di Biserta avvenne senza complicazioni a terra, il pericolo veniva dal cielo con assidui bombardamenti. | In Africa settentrionale dopo la travolgente avanzata della VIII armata inglese, al comando del generale Montgomery le armate italo-tedesche vennero cacciate dalla Cirenaica e dalla Libia e fatte progioniere in Algeria. | Dopo alcuni giorni di prigionia in un campo francese fui prelevato assieme a tanti altri prigionieri italiani da un comando americano e trasferito su una nave con destinazione Stati Uniti d'America. | La nostra gioia era incontenibile ci stavamo allontanando da una guerra europea per arrivare in uno stato libero, U.S.A. | Lo sbarco avvenne a New York nei primi giorni di giugno 1943, percorremmo in treno 6000 Km. per raggiungere la località di S. Bernardino (California) e fummo sistemati in una casa colonica a stretta sorveglianza di militari U.S.A. armati (a ricordarci, semmai lo scordassimo, che eravamo prigionieri di guerra) ed adibiti a lavori agricoli. In quel momento c'era la raccolta della frutta. A fine giugno fummo trasferiti al campo militare di Florence nello stato dell'Arizona per la raccolta del cotone. | Dopo l'armistizio dell'otto settembre 1943 i nemici di prima diventarono alleati e mi fu proposto di collaborare con le forze armate statunitensi. Il mio consenso avvenne sotto giuramento e firmai l'adesione di servire in guerra gli Stati Uniti D'America. | Subito dopo mi tolsero dal campo di prigionia e mi dettero la divisa militare con una patacca da tenere sul braccio sinistro con scritto lo stato di provenienza cioè l'Italia. | Pochi giorni dopo mi misero al lavoro assieme ai cittadini statunitensi nell'arsenale di Odgen Ars nello stato dello Utah per il controllo delle armi leggere in partenza per il fronte del Pacifico. | Nel mese di ottobre 1945 venne l'ordine di rientrare in Patria via mare. Sbarcato a Napoli con mezzi di fortuna raggiunsi Fidenza nel giorno di S. Donnino il 9 ottobre 1945, trovai la casa distrutta ma i miei cari erano sfollati ed in buona salute."
 
Gino Narseti è Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. L'onorificenza gli è stata conferita il 02/06/1993
 
Per lo spirito che animava gli italiani a Biserta vedi:
http://fidenza-luoghi.blogspot.com/2011/03/poetidicasa.html
 
 
 
Nelle immagini: Gino Narseti | "L'odissea degli italiani delle terre occupate, inviati a lavorare nelle miniere di carbone dell'Inghilterra e degli Stati Uniti, è documentata dalle stesse dichiarazioni nemiche. Le truppe di colore soffocano con le armi ogni tentativo di ribellione. Ecco l'arrivo in un porto statunitense di uno scaglione di questi nuovi schiavi bianchi." Ecco come veniva proposto ai lettori della Domenica del Corriere  lo sbarco dei prigionieri italiani negli Stati Uniti. Ben diversa la valutazione da parte del nostro Narseti
 


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Un appuntamento promosso dall’Associazione Verdissime.com

Dal labbro il canto estasiato vola…

Personaggi delle opere di Giuseppe Verdi si ‘smascherano’ è l’appuntamento allusivo al ‘carnevale’ promosso dalla Verdissime.com Domenica 26 febbraio 2012 alle ore 16 al Museo Nazionale Giuseppe Verdi in Villa Pallavicino a Busseto. | Le Verdissime.com organizzano, in collaborazione con Parma Opera Art ed il Museo Nazionale Giuseppe Verdi e con il patrocinio della Provincia di Parma e del Comune di Busseto, un ricco pomeriggio nelle stanze verdiane del Museo Nazionale Giuseppe Verdi dove verrà presentato lo spettacolo itinerante Dal labbro il canto estasiato vola… . Brani dalle opere del Maestro verranno interpretati da cantanti, attori, strumentisti e danzatori sul tema del carnevale, ovvero un programma legato alle maschere che i capolavori verdiani racchiudono in modo più o meno evidente.
 
 
Sarà una sorta di ‘maggiordomo di Verdi’ nel ruolo  Giancarlo Landini musicologo e giornalista che accompagnerà il pubblico attraverso le sale di Palazzo Pallavicino che come è noto sono dedicate alle opere del Maestro.  Gli ospiti (il pubblico) verranno guidati di sala in sala offrendo a loro arie  delle opere e brani musicali composti dal Maestro, passi di danza e testi dei libretti recitati, aneddoti su Verdi che l’abile maggiordomo introdurrà di volta in volta. Molte le sorprese alle quali assisterà il pubblico passeggiando con il padrone di casa.

A piano terra verrà ascoltata l’Ouverture per pianoforte e violoncello dall’Oberto, Conte di S.Bonifacio interpretata dal violoncellista Francesco Saccò e dal pianista Lorenzo Fornaciari  che eseguiranno anche il Preludio con assolo di violoncello da I Masnadieri, per proseguire con l’Assolo per violino, de I Lombardi alla prima crociata. Ad eseguire  questo brano come La fantasia per violino del Trovatore e il Ballabile del Don Carlos sarà il violinista Luca Fantoni. A momenti lirici quali l’Aria di Medora da Il Corsaro, l’Addio del passato dalla Traviata e l’Ave Maria dell’Otello interpretati dal soprano Alice Quintavalla e dall’arpista Carla They, si alterneranno momenti corali con le Voci Bianche della Corale Giuseppe Verdi diretto da Beniamina Carretta interpreti di “Noi siamo zingarelle” da La traviata (soprano, Angela Gandolfo) e del Coro degli Zingari de Il trovatore (tastiera, Marco Vezzosi) con letture dal Macbeth, Traviata, Falstaff e Otello (voci recitanti Alessandra Azimonti, Umberto Fabi). Lo spettacolo è arricchito da momenti coreografici creati da Roberta Voltolina per i danzatori Fulvia Saggese, Francesco Grossi. Tra le opere citate per collegarsi al carnevale, anche Un Ballo in maschera con la Scena e il Duetto di Amelia e Riccardo, il Falstaff con l’Aria di Fenton, “Dal labbro il canto estasiato vola” interpretata dal tenore, Marco Lopez (al pianoforte, Lorenzo Fornaciari). Gran finale a sorpresa con un coinvolgimento del pubblico.

L’Ingresso è ad offerta libera. L’incasso sarà devoluto a favore di una ‘borsa di studio’ per un allievo del Conservatorio ‘Boito’ di Parma. Le Verdissime.com perseguono ancora una volta uno scopo sancito nel loro statuto, riferendosi a quando il Maestro per proseguire gli studi a Milano ebbe la borsa di studio dal Monte di Pietà di Busseto.
 
 
Per ulteriori dettagli sulle "Verdissime.com":
 
 
 
 


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LiberiSPAZI.it organizza per il prossimo week-end due imperdibili appuntamenti

Ciaspole in Val d'Enza 
 
LiberiSPAZI.it organizza per il prossimo week-end due imperdibili appuntamenti sulle ciaspole in Val d'Enza:

Sabato sera 25 febbraio – "Ciaspolata notturna al Lago Calamone"
il fascino del tramonto invernale sul lago Calamone e la salita in notturna verso le prime pendici del Monte Ventasso, un'escursione con ciaspole e pila frontale, di medio impegno dalle atmosfere davvero suggestive.
 
Tramonto al Lago Calamone
 
Domenica 26 febbraio – “Ciaspola-facile al Monte Fuso”
escursione ideale per famiglie con ragazzi (da 8 anni), poca salita e passo tranquillo, per imparare ad usare ciaspole e bastoncini in sicurezza ma anche divertendosi; possibilità di allungare il percorso per i ciaspolatori più allenati.
 
INFO e PRENOTAZIONI: Gemma Bonardi, Guida A.E., cell. 347 5267602, gemma@liberispazi.itwww.liberispazi.it
 
 
Info: LiberiSPAZI.it >> www.liberispazi.itinfo@liberispazi.it – cell. 347 5267602
 
LiberiSPAZI.it >> outdoor free life – free minds community | il portale web delle attività outdoor dagli Appennini alle Alpi… e oltre
trekking, ciaspole, nordic walking, trail running, orienteering, vie ferrate, tiro con l'arco di campagna, proposte didattiche per le scuole e viaggi lowcost.
 
 
 


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Storia e Memoria . 617

Storia e Memoria . 617
ANNIVERSARI DEL 2 MARZO
Selezione di anniversari, ricorrenze, eventi e personaggi legati alla giornata
Foglio periodico di TWIMC Parma – Anno IX – N. 617 – Edizione del 02.03.2012
 
Santi del giorno:
Sant'Agnese di Boemia, Santa Angela de la Cruz, San Lorgio martire, San Luca Casali da Nicosia, San Quinto il Taumaturgo, San Simplicio Papa, San Troade martire,  San Carmelo (Girolamo Carmelo di Savoia), San Ceadda (Chad),  Beato Carlo il Buono Martire
 
Eventi:
1855 – Alessandro II di Russia diventa Zar della Russia
1919 – Si tiene a Mosca la prima Internazionale Comunista
1923 – Esce il primo numero della famosa rivista Time
1933 – Il film King Kong viene presentato per la prima volta a New York
1939 – Il cardinale Eugenio Pacelli è eletto Papa col nome di Pio XII
1946 – Ho Chi Minh è eletto Presidente del Vietnam del Nord
1956 – Il Marocco si dichiara indipendente dalla Francia
1969 – Si svolge a Tolosa il primo volo sperimentale del Concorde
2008 – Viene battuto il record italiano di velocità su rotaia: 355 km/h
2008 – Dopo quasi 40 anni dalla morte viene esumata la salma di San Pio da Pietrelcina.
 
Nati:
1760 – Camille Desmoulins, rivoluzionario francese († 1794)
1824 – Bedrich Smetana, compositore ceco († 1884)
1876 – Papa Pio XII († 1958)
1900 – Kurt Weill, musicista e compositore tedesco († 1950)
1914 – Martin Ritt, regista statunitense († 1990)
1919 – Jennifer Jones, attrice statunitense
1931 – Michail Gorbacev, politico sovietico
 
Morti:
1282 – Sant'Agnese di Boemia, principessa e religiosa ceca (n. 1211)
1855 – Nicola I di Russia, sovrano russo (n. 1796)
1895 – Berthe Morisot, pittrice francese (n. 1841)   (*)
1903 – Gustav Radde, esploratore e naturalista tedesco (n. 1831)
1930 – David Herbert Lawrence, scrittore britannico (n. 1885)
1973 – Ugo Mulas, fotografo italiano (n. 1928)
2005 – Corrado Pani, attore e doppiatore italiano (n. 1936)
2009 – Jacob Schwarts, matematico e informatico statunitense (n. 1930)
 

(*) Berthe Morisot
(1841 – 1895)
 
 
Nata nel 1841 a Bourges, Berthe Morisot, dopo un’infanzia passata in provincia, dal 1855 abita a Passy. Ben presto mostra di avere un certo dono per la pittura per cui ha un vivo interesse. Nel 1857, con le due sorelle, segue i primi corsi di disegno nell’atelier di un certo Chocarne e poi in quello più qualificato di Joseph Guichard, allievo di Ingres e di Delacroix. Questo nuovo insegnante incoraggia Berthe e sua sorella Edma a copiare i capolavori del Louvre (è opportuno ricordare che l’Ecole des Beaux-Arts accetterà le donne solo a partire dal 1897). Berthe invece sogna di dipingere paesaggi e di abbandonare la pittura di atelier e gli accademismi della tradizione. Guichard, allora, le presenta Camille Corot e le due sorelle cominciano a lavorare con lui "sul motivo", a diretto contatto con la natura. Corot si rivela un maestro esigente e le affida poi ad Achille Oudinot, che, a sua volta, le introduce nell’atelier di Charles Daubigny. Espongono, quindi, per la prima volta al Salon del 1864, anno in cui, in occasione delle vacanze in Normandia, si accostano al pittore Léon Riesener, di cui Berthe Morisot apprezza i consigli illuminati.
 
I genitori di Berthe ricevono ogni settimana nella loro casa di rue Franklin numerosi artisti, pittori e musicisti, che costituiscono un richiamo importante per le giovani Morisot. Nel 1865, nel giardino della casa, viene costruito un atelier destinato alle due figlie e, in occasione del Salon di quell’anno, un critico segnala nei dipinti di Berthe "un senso delicato del colore e della luce". Nel 1867 la sua tavolozza si definisce facendo cantare i colori chiari con un senso molto personale della luce. Nel 1868, Fantin-Latour presenta Edouard Manet a Berthe Morisot. Tra di loro scocca subito una scintilla e Berthe, ammaliata dalla personalità e dall’opera dell’illustre maestro, diviene sua modella, quella che Manet raffigurerà di più. Berthe subisce il fascino di Manet ma, pur avendo una grande ammirazione per la sua pittura, non sarà mai sua allieva. Morisot si dedica sempre più alla pittura e frequenta assiduamente il milieu artistico parigino. Nel 1869, una vacanza presso la sorella Edma, sposata a Lorient, ispira a Berthe delle opere in cui l’osservazione rigorosa del paesaggio e la presenza femminile di Edma si intrecciano in una sorta di sogno.  Nel luglio del 1870, l’esplodere della guerra franco-prussiana turba la dolce armonia dei suoi dipinti e richiama alle armi, tra gli altri, Manet, Degas, Bazille e Renoir. Berthe rifiuta di lasciare la città e resta per un certo tempo in rue Franklin. Le privazioni, il freddo, l’incessante rumore dei bombardamenti minano in modo indelebile la sua salute. La famiglia Morisot ad un certo punto si rifugia a Saint-Germain-en-Laye, ma Berthe sogna il mare e l’inattività le pesa. Raggiunge allora la sorella a Cherbourg.  Per rappresentare la fluidità dell’acqua e tradurre il movimento del mare, Berthe copre la tela di piccoli tocchi distinti pieni di luce. Sedotta dall’acquerello, vi si dedica con passione e la sua tavolozza si schiarisce. Nel 1872, in occasione di un soggiorno a Madrid, scopre Vélasquez e Goya. Nel 1873, la giuria del Salon accetta solo un’opera di Morisot e molti lavori di altri artisti vengono rifiutati. In segno di protesta un gruppo di artisti, come Monet, Pissarro, Sisley, Degas, Renoir, crea una "Société anonyme coopérative d’artistes peintres et sculpteurs" che espongono le loro opere dal 15 aprile al 15 maggio del 1874 negli ateliers del fotografo Nadar. Il dipinto di Monet Impression, soleil levant darà il nome al movimento impressionista. Berthe Morisot partecipa a questo avvenimento, che in un mese richiama più di tre mila persone, con opere come Le Berceau e La Lecture. La sua presenza in quella rassegna è segno di indipendenza. Il suo vecchio professore Guichard è inorridito ma, con la libertà di spirito che la caratterizza, lei esporrà regolarmente con il gruppo.
 
Nel 1874, Berthe sposa il fratello di Manet, Eugène, pittore dilettante, che frequenta anche i milieux letterari. Eugène e Berthe trascorrono l’estate del 1875 nell’isola di Wight, dove realizza interessanti dipinti che mettono in evidenza la sua grande vena coloristica. L’unica figlia della coppia, Julie, nasce nel 1878 e diventa uno dei modelli preferiti della madre, che intanto partecipa a tutte le mostre degli impressionisti, eccezion fatta per quella del 1879. Nel 1880 sembra aver raggiunto la piena maturità e in occasione della quinta mostra impressionista può essere considerata una delle figure di spicco del movimento. Le composizioni hanno raggiunto un bell’equilibrio, che poggia sul nervosismo della pennellata e sull’armonia di colori. Dai suoi acquerelli, arte in cui Berthe Morisot eccelle, emana una sottile spontaneità piena di fascino.  Nel 1892 l’artista perde il marito e passa il suo tempo a dipingere, circondata spesso da Monet, Renoir, Degas e Mallarmè.  Nel 1892 tiene la sua seconda personale da Bussod et Valadon, riscuotendo un buon successo sia da parte degli artisti che degli appassionati d’arte. Nel 1894 presenta il suo lavoro alla Libre Esthétique di Bruxelles, fra cui Intérieur. Nello stesso anno lo stato francese acquista, grazie a Mallarmè, il dipinto Le Bal.
 
Berthe muore nel febbraio 1895, per polmonite, a soli 54 anni. La retrospettiva postuma del 1896 da Durand Ruel riscuote il plauso unanime della critica, che riconosce il valore universale della sua pittura. La freschezza della sua opera, il suo modo delicato di trattare la luce, la sensualità della sua gamma cromatica fanno di lei un’artista di particolare interesse anche per i temi sviluppati in grande semplicità nell’ampio contesto della vita di tutti i giorni.
 
Nell’immagine: Berthe Morisot (ritratto di Édouard Manet, 1872)
 
Storia e Memoria . 617
 
 
 
 


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Se ne parla il 2 marzo presso l’Auditorium Cassa Padana

INVESTIRE IN AFRICA SUB SAHARIANA
 
Se ne parla il 2 marzo presso l’Auditorium Cassa Padana 
 
Parma – Le drammatiche vicende sociali e politiche che hanno coinvolto la Costa d’Avorio tra il 2002 e il 2007 hanno influito pesantemente sulla struttura economica del Paese. L’ass. socio-culturale Colori d’Africa ONG si propone – attraverso l’attuazione dei progetti che saranno presentati Venerdì 2 marzo alle ore 18.00 presso l’auditorium di Cassa Padana BCC di Parma – di offrire un aiuto concreto alla crisi alimentare e alla forte disoccupazione che sta investendo il Paese.
 
In particolare l’associazione sta intraprendendo due attività: attraverso la Cooperativa Agricola Monde Sans Faim, intende rendere produttivo un terreno già di loro proprietà, nella regione delle Fromager, per produrre e commercializzare prodotti tipici ivoriani quali riso, manioca e maïs. Il secondo passo è la costituzione di un centro per la produzione di oggetti d’artigianato e per la riscoperta delle antiche tradizioni. Il luogo dovrà sorgere nel quartiere Soleil di Gagnoa, città della regione delle Fromager e sarà rivolto al turismo.
 
Lo scopo di questi progetti è di ridurre l’alto tasso disoccupazione giovanile e il conseguente tasso di criminalità. Per discutere del delicato tema della difficile situazione economica e sociale di questa area del continente africano modererà l’incontro la dott.ssa Moira Anna Balbi, sociologa delle multiculturalità e segretario regionale dell’Associazione Nazionale Sociologi. Inoltre interverrà il dott. Andrea Zanlari, Presidente della Camera di Commercio di Parma.
 
Al termine l’ass. Colori d’Africa ONG offrirà ai partecipanti una degustazione di piatti tipici della cucina ivoriana. La serata è organizzata con la collaborazione di Cassa Padana Bcc, i patrocini della Provincia di Parma e della Camera di Commercio. Inoltre hanno collaborato la Fondazione Dominato Leonense, l’A.C.I.P. – Associazione della comunità Ivoriana di Parma e Provincia, l’ass. Cibopertutti, il Forum Solidarietà di Parma, il Tavolo Immigrazione e Cittadinanza ed infine il Cuci – Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale.
 
 
PROGRAMMA:

Ore 18.00 – Saluto delle autorità
Ore 18.30 – Presentazione dei progetti
 
Moderatore:
Moira Anna Balbi, sociologa della multiculturalità e segretario regionale ANS –
 
Intervengono:
Andrea Zanlari, Presidente della Camera di Commercio di Parma
Gabriele Ferrari, Consigliere Regione Emilia Romagna
Bessou A. Gnaly, Presidente dell’Ass. Colori d’Africa ONG e della Coop.Monde Sans Faim
Leopoldo Sarli, Università degli Studi di Parma Fulvia Cavalieri, Ass.Cibopertutti – Kuminda
 
Ore 20.00 – Degustazione di piatti e bevande tipiche della Costa d’Avorio
Ingresso libero
 
INVESTIRE IN AFRICA SUB SAHARIANA 
Presentazione dei progetti di coltivazione del riso e di costruzione di un centro artigianale in Costa d’Avorio nella regione delle Fromager (Gagnoa)
Dove e quando: Presso Auditorium CASSA PADANA BCC Viale Piacenza,13 – Parma | Venerdì 2 marzo 2012 ore 18.00
 
 
Per informazioni:
Colori d'Africa | Presidente: Bessou A. Gnaly | B.go Santa Chiara, 5 – 43100 – PARMA
Tel. 0039 0521 970201 – Cell. 349 5118030 | E_Mail:
info@coloridafrica.org  – bessgnaly@yahoo.it
 
 
La città di Gagnoa nella regione delle Fromager in Costa d'Avorio
 
 
 
 
 
 


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“Nel tuo ventre, Milano”

A SAN VITTORE (MILANO)
 
Detenuto 22enne si impicca a San Vittore
Aveva denunciato di aver subito violenze
 
Era in attesa di giudizio per violenza sessuale e molestie ai danni di minorenni. Il carcere smentisce qualsiasi abuso. 
 
MILANO – Tragica fine per Alessandro Gallelli, un detenuto di 22 anni accusato di violenza sessuale e molestie ai danni di ragazze minorenni, da quattro mesi in carcere in attesa di giudizio. Il ragazzo si è impiccato sabato pomeriggio, facendo un cappio con la sua felpa. Proprio un giorno prima del suicidio, durante l'udienza preliminare di venerdì, il giudice Paola Di Lorenzo aveva disposto per lui una perizia psichiatrica, perché aveva avuto un atteggiamento aggressivo. Era accusato di diversi episodi di violenza, come palpeggiamenti e molestie, nei confronti di alcune donne, anche contattate su Facebook, e la sua aggressività si era mostrata anche in un'altra occasione, quando aveva gettato un televisore fuori dalla finestra della sua casa. L'autopsia disposta dal pm verrà effettuata martedì.
 
L'INDAGINE – A quanto riferisce l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, Gallelli «aveva più volte denunciato di aver subito violenze», notizia però smentita dalla direzione del carcere. Peraltro, il ragazzo era detenuto in isolamento. Il pm Giovanni Polizzi ha avviato un'indagine, al momento senza ipotesi di reato, su quanto accaduto sabato nel casa di reclusione milanese, e ha deciso di acquisire una relazione dal carcere e la cartella sanitaria del Policlinico, dove il giovane è arrivato agonizzante e poi è morto. Dall'inizio dell'anno sono 10 i detenuti che si sono tolti la vita e 24 il totale dei decessi avvenuti nelle carceri (di cui 10 per cause ancora da accertare).
 
ISTANZA DI SCARCERAZIONE – «Sono sconcertato per quanto di terribile è successo – ha detto l'avvocato Giuseppe Lauria -. I genitori mi avevano affidato l'incarico di difenderlo e io, fin da subito, avevo presentato istanza di scarcerazione con richiesta di arresti domiciliari, ma era stata respinta. Dopo l'emissione di rigetto, datata metà gennaio, il padre mi aveva revocato il mandato di conferimento, ma questa vicenda mi era rimasta a cuore. Non vi erano, a mio parere, gravi indizi di colpevolezza e Alessandro era incensurato». «Mi chiedo come possano avvenire queste cose – aggiunge il legale – e, qualora fosse vero, è inaccettabile che venisse picchiato da altri detenuti. Alessandro sarebbe dovuto essere controllato a vista». Dal carcere garantiscono che il giovane era in isolamento e che quindi non poteva essere vittima di pestaggi o percosse. «Quel che è certo – ha concluso l'avvocato – è che Alessandro è una delle tante vittime di questo malcostume giudiziario di italica abitudine: si ricorre alla carcerazione in maniera del tutto indiscriminata».
 
LA DIREZIONE DEL CARCERE – I vertici della casa circondariale di San Vittore smentiscono che il ragazzo abbia mai subito violenze in carcere. «Lo escludiamo, non ci risulta che possa essere stato vittima di abusi o violenze, siamo esterrefatti e affranti per quanto è accaduto, è un fatto che ci sta distruggendo anche perché non sembrava essere un soggetto a particolare rischio e nei giorni precedenti non aveva manifestato segnali che potessero far presumere un fatto come questo».
 
IL PROCESSO – Era in corso il processo con rito abbreviato, nell'ambito del quale il 22enne era accusato di violenza sessuale, stalking, atti osceni in luogo pubblico e altri reati dal pubblico ministero Daniela Cento. A breve sarebbe stato affidato a una comunità. Nella primavera 2011 era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio, dopo il quale il medico lo aveva ritenuto affetto da un disturbo di asocialità, ma capace di intendere e di volere. Al medico il ragazzo aveva dichiarato di fare consumo saltuario di erba. A ottobre 2011 era stato arrestato per ordine del giudice per le indagini preliminari Micaela Curami.
 
IN CELLA DA SOLO – Da quanto si è saputo, Gallelli avrebbe manifestato comportamenti aggressivi nei confronti degli altri detenuti, mentre dalle visite psichiatriche a cui era sottoposto non erano emersi rischi di comportamenti autolesionistici. All'inizio il ragazzo era in cella con altri, ma fine gennaio era stato trasferito a una cella singola nel reparto psichiatrico. Secondo la famiglia, il ragazzo era in isolamento senza che ce ne fossero le condizioni, e soffriva molto perché era in una cella di due metri per due, dove entrava il freddo.

Redazione Milano online
20 febbraio 2012 | 17:55
© RIPRODUZIONE RISERVATA
 
Per l'articolo originale:
 
 
 
"Nel tuo ventre, Milano"
 
Cronaca in versi di un viaggio di Turoldo nell'inferno del carcere di San Vittore "fra i neri sogni" di una bolgia d'inferno. Stajano ha ritrovato il foglietto fra le pagine di un libro. Due righe di dedica: "A Corrado per il molto che ha fatto in favore di questi fratelli ora dimenticati da tutti". 

"Nel tuo ventre, Milano", la poesia segreta di David Maria Turoldo
di Corrado Stajano

Stava per uscire, lo scorso anno, il mio libro “La città degli untori” di cui è protagonista (non soltanto) Milano: alla ricerca dell’anima e del cuore di una metropoli. È accaduto allora un fatto simbolico che mi ha turbato e commosso. Cercando di mettere ordine nelle carte del mio studio ho trovato questa poesia di padre David Maria Turoldo: “Nel tuo ventre, Milano” con una dedica affettuosa. Un segno del destino, certo, una voce dell’aldilà.
 
 
Frate dell’ordine dei Servi di Maria, morto il 6 febbraio 1992, lo conoscevo, e gli fui amico per una vita. Lui e il suo confratello padre Camillo De Piaz, morto a Madonna di Tirano, in Valtellina, il 31 gennaio 2010. La Resistenza fu per Davide una categoria dello spirito. Ne fu protagonista, nel Fronte della Gioventù, creato alla Corsia dei Servi, nel centro di Milano, con Camillo, Gillo Pontecorvo, Dino Del Bo, Aldo Tortorella, Quinto Bonazzola, Alberto Grandi, Mario De Micheli, Paolo Cinanni, Eugenio Curiel, ucciso dai fascisti vicino a piazza Conciliazione. Fu una coraggiosa organizzazione unitaria dei giovani antifascisti,cattolici, socialisti, azionisti, comunisti. Le altre sue passioni, poi: Milano, il posto – diceva – dove imparò a vivere; Nomadelfia di Don Zeno Saltini; papa Giovanni e il Concilio. E la poesia.

Subì persecuzioni, affronti dalla chiesa ufficiale, fu esiliato, confinato, ma restò sempre fedele. Uomo di pace, usò la spada rompendo sempre gli schemi del moderatismo e del conservatorismo. Non si contano le sue polemiche e le sue lotte, prima con la chiesa di papa Pacelli, dei baschi verdi e dei Comitati civici, poi con Comunione e liberazione, schierato contro la gerarchia ai tempi del referendum per il divorzio, dalla parte dei preti crocifissi nel Sudamerica e sempre dove sentiva violati i diritti umani e civili e dove veniva calpestato il Vangelo. Con la consolazione, negli ultimi anni della vita, dell’abbraccio del cardinale Carlo Maria Martini, sull’altare della chiesa di San Carlo a Milano, che fece giustizia dei torti subìti da Davide e gli ridiede l’onore.

Non ricordo quando mi donò questa poesia, nella dissipazione stupefacente dei suoi scritti. Non l’ho trovata nelle raccolte che posseggo, ma potrebbe essere altrove. Non ricordo neppure l’occasione. Il “santo dal nome di vittoria” è San Vittore, il carcere di Milano. Gli uomini chiusi nelle “bolge del più nero inferno” sono i carcerati, gli ultimi, i fratelli sfortunati, colpevoli e incolpevoli, che amava nel profondo.
 
 
Nel tuo ventre, Milano
di David Maria Turoldo
 
Non solamente il cuore
trema
ma il piede e tutto
il corpo a varcare quelle
porte
agli stipiti la mano
cerca un appoggio
 
Non io in quest’antro di
Milano:
un ventre di vite sepolte
nel tuo cuore, e Milano
di figli e fratelli aggrappati
in turbinio di odi
di disperazione e neri
sogni,
e schiere di maledetti e
benedetti non so,
nel tuo ventre, Milano,
cui un santo dal nome
di vittoria (vittoria
di chi? da cosa?)
hai chiamato a custodia e scongiuro
 
Non io, dico, mi sento di recare
Un soccorso. Loro
che mi diranno?
e io, che risponderò?
e io, che risponderò?
Queste sono
queste, le
bolge
di più nero
inferno: gole
aperte come
voragini
tra idiozia e
vendetta.
 
E loro, giorno
e notte,
sotto le lampade al neon
a franare tra pensiero e pensiero,
lucidi e folli.
E facce appassite come crisantemi
su tombe aperte.
Così, volutamente,
con dichiarata ferocia, tutti
in trincea dietro i cavalli
di frisia delle tue Sentenze
o Stato di diritto.

 
Per approfondire: “Nel tuo ventre, Milano”, la poesia segreta di David Maria Turoldo:
 
Corrado Stajano, giornalista, scrittore. È stato redattore e inviato de Il Mondo di Pannunzio, Tempo Illustrato, Panorama, Il Giorno, Il Messaggero, L'Unità. Ha collaborato a Micromega, L'Indice, Belfagor. Scrive sul Corriere della Sera. Ha lavorato a lungo alla Rai, documentari televisivi di argomento politico, sociale, culturale firmati anche insieme a Ermanno Olmi e Gianfranco Campigotto. È stato consulente per la saggistica dell'editore Einaudi. Senatore della Repubblica per la sinistra indipendente, ha fatto parte della commissione giustizia e della commissione parlamentare antimafia. Fra i suoi libri Il sovversivo, L'Italia nichilista, Terremoto (con Giovanni Russo), Un eroe borghese dal quale Michele Placido ha tratto un film. Nel 1994 ha lasciato l'Einaudi per la Garzanti. Con Promemoria ha vinto il Premio Viareggio 1997 mentre con Ameni inganni, assieme a Gherardo Colombo, e il bellissimo La città degli untori si è aggiudicato il Premio Bagutta 2009.
 
 
 
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Gli artisti costitutivi del gruppo sono Claudio Batta, Luca Klobas e Diego Parassole

"COMICI ASSOCIATI"
 
Progetto per la distribuzione e la promozione di teatro comico e cabaret di qualità
 
Nel 2011 un gruppo di comici con una lunga esperienza di palcoscenico e di televisione ha deciso di unirsi per valorizzare il proprio lavoro. | I comici del gruppo, con modi e tecniche diverse, propongono spettacoli in equilibro tra grande comicità e contenuto, volendo proseguire lungo le strade tracciate dai grandi maestri dello spettacolo impegnato: da Gaber a Jannacci, da Fo a Paolo Rossi, ovviamente con umiltà e senza impossibili paragoni. [ http://www.peacelink.it/tools/author.php?u=437 ]
 
 
Interesse verso le problematiche sociali, approccio etico nei confronti del lavoro artistico, desiderio di restituire un significato civile alla comunicazione teatrale comica, sono le caratteristiche che accomunano i “COMICI ASSOCIATI” e li distinguono da altre esperienze di spettacolo. | Questo significa, tra l’altro, riconquistare gli spazi teatrali del tempo precedente alla televisione e ricercare una vicinanza significativa con il pubblico. | I comici del gruppo hanno scelto di gestirsi e di proporsi da soli, per poter seguire liberamente i propri percorsi artistici e per operare le proprie scelte lavorative in autonomia.
 
All’interno di questa logica, “COMICI ASSOCIATI” – oltre a proporre gli specifici spettacoli dei singoli comici – è in grado di progettare serate o rassegne ad hoc a seconda delle esigenze dell’utente, performance dove la presenza di diversi personaggi si trasforma in uno spettacolo- evento, che assume immediatamente le caratteristiche di uno show unico e originale. | I progetti sono creati e commercializzati direttamente dagli artisti attraverso una segreteria con la collaborazione di autori e registi. Per qualsiasi informazione, contattateci!
 
 
Gli artisti costitutivi del gruppo sono: Claudio Batta, Luca Klobas e Diego Parassole.
 
COMICI ASSOCIATI, sostengono PeaceLink e il Progetto "PER NON DIMENTICARE" della Città di Nova Milanese e Bolzano. 
 
 
 
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Il Concorso è arrivato alla sua 50^ edizione

50° CONCORSO VOCI VERDIANE "CITTA' DI BUSSETO"
 
Il Concorso Internazionale Voci Verdiane, che porta il nome della Città di Busseto, è arrivato alla sua 50^ edizione e quest'anno vedrà come Presidente della Giuria il grande baritono Leo Nucci e come Presidente Onorario il tenore bussetano Carlo Bergonzi.
 
Leo Nucci

Onorando il nome del suo più grande concittadino, che ha saputo utilizzare la voce, questo strumento di antica e naturale purezza espressiva, nel modo migliore possibile, Busseto ha permesso e favorito, nel nome di Verdi, la carriera di tanti giovani cantanti di valore, dimostrando con i fatti il proprio desiderio di seguire l'esempio di un altro suo concittadino, Antonio Barezzi. | Le opere verdiane che rappresenteranno la materia sulla quale si affrontano gli interpreti di domani sono oggi un patrimonio dell'umanità molto amato e seguito in tutto il mondo. | L'attività a Busseto consente oggi di dedicare ai giovani cantanti un percorso formativo di alto profilo che li vede passare dall'affermazione nel Concorso all'interpretazione dell'opera lirica verdiana. | Il profondo segno di cultura e di musica tracciato dall'opera di Giuseppe Verdi consente di rappresentare per tanti giovani meritevoli una concreta possibilità di dimostrare il loro valore artistico e musicale.
 
Carlo Bergonzi

Il concorso si terrà dall'11 al 17 giugno 2012
 
Concerto finalisti Concorso
Piazza Giuseppe Verdi
Sabato 16 giugno 2012 ore 21,30
Orchestra Toscanini
 
Concerto di gala dei vincitori
Cortile interno Rocca
Domenica 17 giugno 2012 ore 21,30
con accompagnamento al pianoforte
 
 
PACCHETTO SULLE ALI DEL CIGNO

Prezzo per persona / 1 notte in camera doppia con colazione in Hotel 3* a Busseto e dintorni e biglietto concerto a partire da Euro 69,00
SU RICHIESTA POSSIBILITA' DI PERSONALIZZARE I PACCHETTI PER GRUPPI ED INDIVIDUALI  
 
Per informazioni e prenotazioni:
Va Pensiero Viaggi Tour Operator
Via Leoncavallo, 26 – 43011 Busseto (PR) – Italy
tel. +39052492272 – rtl. | +39 3668754841 | fax +390524932781
www.vapensieroviaggi.cominfo@vapensieroviaggi.com
 
 
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Primo intervento del team sanitario del Wolf Apennine Center (W.A.C.)

Il Lupo Valentino salvato dal Wolf Apennine Center
 
Primo intervento del team sanitario appena istituito dal Parco
 
Salvato un lupo grazie all’intervento del Wolf Apennine Center del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano. | Primo intervento del team sanitario del Wolf Apennine Center (W.A.C.), centro di riferimento per la gestione del lupo a scala interregionale, appena istituito dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano.
 

Lo staff del Wolf Appennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, attualmente composto dai tecnici del Progetto europeo Life Ex-TRA, si è mobilitato non appena è arrivata la notizia del rinvenimento di un lupo in pessime condizioni di salute nell’alta valle del Dolo in Provincia di Reggio Emilia. | Il lupo, un giovane esemplare di quasi un anno di età, allo stremo delle forze si era rifugiato in un ricovero di fortuna, quando è stato avvistato da un abitante del luogo che ha prontamente allertato il competente servizio veterinario.

Gli ottimi rapporti di collaborazione, recentemente siglati tra il Servizio Veterinario dell’AUSL di Castelnovo ne’Monti, la Provincia di Reggio Emilia, il Corpo Forestale dello Stato e il Parco, hanno reso possibile un pronto intervento che ha consentito al giovane lupo di essere trasferito tempestivamente presso il CRAS “Casa Rossa” del Parco regionale dei Boschi di Carrega dove è stato sottoposto ad accertamenti veterinari.

Debilitato e con una profonda ferita sul fianco, il lupo sarà trattenuto per il solo tempo necessario a riguadagnare una condizione fisica idonea al suo ritorno in libertà. | Prima del rilascio, sarà applicato al collo del lupo Valentino (così battezzato perché trovato proprio nel giorno di San Valentino), un piccolo e modernissimo radiocollare dotato di tecnologia satellitare GPS-GSM, che consentirà al personale del Wolf Apennine Center del Parco e del Dipartimento di Biologia e biotecnologie “Charles Darwin” dell’Università La Sapienza di Roma di monitorare a distanza l’esito del rilascio e quindi i successivi spostamenti dell’animale. | Una bella storia resa possibile proprio anche grazie alla recente istituzione da parte del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano del W.A.C., centro istituzionale permanente di riferimento per la gestione del lupo su scala interregionale.
 

Il centro risponde, infatti, a un’oggettiva necessità, rilevata dalle istituzioni locali interessate dal recente ritorno del lupo nel proprio naturale territorio, oggi, però, fortemente abitato. Per questo la presenza di grandi predatori solleva rilevanti problemi, principalmente connessi alla predazione sul bestiame domestico e alla percezione di pericolosità della specie. Grazie, infatti, all’esperienza sviluppata nel corso di precedenti progetti, il Parco e il suo personale del Servizio Conservazione della Natura e delle Risorse agro-zootecniche possono offrire un supporto tecnico concreto e indicazioni della gestione. Le province di Reggio Emilia, Massa Carrara e Modena e i loro rispettivi Servizi Veterinari delle AUSL, oltre che di Lucca e Parma, possono così fare riferimento al W.A.C. del Parco Nazionale. Altre Amministrazioni potranno in un prossimo futuro aderire formalmente all’iniziativa, allargando il territorio di competenza del W.A.C. ben al di là dei confini amministrativi del Parco.

Tra gli obiettivi principali del W.A.C. vi è anche la formazione, per questo una delle prime iniziative proposte è il 2° Corso di Formazione Intensivo Teorico Pratico ‘Accertamento dei danni al bestiame da predatori’, organizzato con il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga nell’ambito del Progetto Life+ EX-TRA, in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione U.O. Sanità Animale AUSL1 Massa Carrara. Il corso si svolgerà il 15 e il 16 marzo presso la Sala Consiliare del Comune di Comano, e si concluderà il 17 al Castello di Terrarossa (MS). La partecipazione è gratuita. Il modulo d’iscrizione è reperibili sul sito del Parco www.parcoappennino.it.

Per informazioni contattare:
Wolf Apennine Center c/o Servizio Conservazione della Natura e Risorse agro-zootecniche PNATE
0522899402 | e-mail: life-extra@parcoappennino.it

 
 
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Per la conoscenza sarà un grande aiuto

IL 5 PER MILLE ALLA POESIA E ALLA FILOSOFIA
 
ANTEREM – ASSOCIAZIONE SENZA FINI DI LUCRO
 
Il 5×1000 ad Anterem >> È sufficiente un gesto per sostenere la poesia e la filosofia: destinare il 5 per mille dell’IRPEF all’Associazione Anterem con la dichiarazione dei redditi del 2011, sul CUD 2012. | Va indicato nell’apposito spazio della dichiarazione il codice fiscale di Anterem: 01797120233
 
 
 
 
L'Associazione promuove:
- La rivista di ricerca letteraria “Anterem”
- Quattro collane editoriali di poesia e filosofia
- Il Premio di poesia Lorenzo Montano
- Un convegno annuale di poesia, musica e arte
- Un centro di documentazione sulla poesia
- Un sito web
 
Vi saremo grati se diffonderete le nostre iniziative segnalandole ai vostri amici. | Per la conoscenza sarà un grande aiuto.
 
 
Info:
ANTEREM – RIVISTA DI RICERCA LETTERARIA
fondata nel 1976 da Flavio Ermini e Silvano Martini
via Zambelli 15 – 37121 Verona – Italia
e-mail: direzione@anteremedizioni.it
 
 
 
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“Di che Colore Siamo?”

RIDUZIONE
 
Laboratori Art-counseling
"Di che Colore Siamo?" 
 
 
L’arte è un linguaggio naturale, che appartiene a ciascuno di noi, che molte volte utilizziamo nella nostra quotidianità senza averne consapevolezza. L’Art-Counseling utilizza le modalità espressive dell’arte come strumento di consapevolezza e crescita personale. Filo e motivo conduttore degli incontri sarà l’ascolto e l’osservazione del nostro linguaggio artistico, non filtrato dalla “giudicante” razionalità, attraverso il quale proveremo a stabilire un contatto più intimo, reale e profondo con noi, entrando in contatto con nuove caratteristiche, emozioni, sentimenti che potremo aggiungere, sostituire o integrare a ciò che già conosciamo o crediamo di conoscere. Stimoleremo il nostro artista interiore, piccolo o grande che sia, permettendoci di essere protagonisti delle nostre emozioni e dei nostri sogni. Il percorso è destinato ai Counselor (in formazione o che desiderano una specializzazione nell’ambito arte), educatori, professionisti nella relazione d’aiuto e tutti coloro i quali desiderano svolgere un percorso di crescita personale.  E' stato modificato il programma dei laboratori e reso più "light", si tratta di 4 incontri che si terranno un Sabato al mese dalle 14 alle 18. Il primo sarà Sabato 10 marzo dalle 14 alle 18 e avrà per titolo “Di che colore siamo?”. Le tecniche artistiche e l’espressione creativa proposte nell’incontro saranno l’utilizzo del colore ed il colorarsi. E' possibile iscriversi ai singoli incontri o all’intero percorso con un’agevolazione. Terrà il laboratorio Teresa Piacentini, Responsabile del percorso, Sociologa e Gestalt-counselor. Per l'iscrizione al singolo seminario o all'intero percorso (entro 7 marzo) l'apposita scheda è in allegato. | Ti aspettiamo per sperimentare insieme il gioco, la fantasia e il divertimento! 
 
 
Per informazioni e iscrizioni:
Libera Accademia delle Scienze Umane | Via Sella 31/A a Parma – Telefono 0521.944410
Sito: www.alchimia.org | E-mail: info@alchimia.org | Sito: www.lasu.it | E-mail: lasu@lasu.it
 
 
 
 
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Proiezione gratuita al Centro Civico Comunale (Foro 2000) di Fornovo

“Terramacchina” - Fornovo di Taro
 
Proiezione Gratuita
Martedì 28 Febbraio
Centro Civico Comunale (Foro 2000)
Via A. Grandi – Fornovo di Taro
 
Il CIREA (Centro Italiano di Ricerca ed Educazione Ambientale) (Dipartimento di Scienze Ambientali – Università degli Studi di Parma) nel ruolo di Ente capofila, ha coordinato il progetto di ricerca “Echi di in/sostenibilità: il territorio si racconta” (finanziato dalla Regione Emilia Romagna nell’ambito del BANDO INFEA 2009) a cui hanno collaborato diversi Enti nel ruolo di partner (Cidiep – Centro di documentazione, informazione, educazione ambientale e ricerca sull’area padana; Borgo della Pulce – Parco Fluviale del Taro; CEA del Parco dei Cento Laghi; CEA dei Boschi – CEA dei Boschi – Parco Boschi di Carrega; L.E.D.A. – Legambiente Parma; Provincia di Parma – Assessorato Ambiente ).
 

Nell’ambito di questo progetto, che ha previsto il coinvolgimento attivo dei differenti partner e di vari soggetti che operano sul territorio (amministratori, imprenditori, agricoltori, esperti ecc.) è stato prodotto il documentario dal titolo “Terramacchina”. | Terramacchina è un viaggio in quello che è considerato il centro della food valley italiana: il territorio della provincia di Parma. Il documentario nasce da una riflessione a più voci sul concetto di sostenibilità nel settore agroalimentare. | Attraverso immagini e testimonianze vengono portati all’attenzione dello spettatore esempi di utilizzo del territorio e delle sue risorse, per promuovere una cultura della responsabilità nella loro gestione.

Partecipano alla serata: il sindaco di Fornovo Emanuela Grenti, Antonella Bachiorri dell’Università degli Studi di Parma e Giuseppe Boselli dell’Assessorato Ambiente della Provincia di Parma.
 
 
 
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Per cogliere le opportunità e le sfide di un contesto pluralistico e multiculturale

MEDIAZIONE CULTURALE E RELIGIOSA
 
MASTER UNIVERSITARIO DI I LIVELLO – 2° Edizione
 
Anno Accademico 2012-13 | Università Pontificia Salesiana – Facoltà di Filosofia 

Il Master propone un percorso formativo finalizzato alla formazione di professionisti in grado di cogliere le opportunità e le sfide di un contesto pluralistico e multiculturale e capaci di individuare, mediare e gestire con competenza situazioni conflittuali e potenziali opportunità di crescita e di arricchimento. Si propone di offrire una piattaforma di conoscenze filosofiche e culturali di base su cui verranno innestate competenze nuove derivanti dagli sviluppi della pedagogia interculturale, della mediazione culturale e religiosa, della gestione e risoluzione dei conflitti. | I professionisti formati dal Master saranno in grado di operare all'interno di organizzazioni pubbliche e private, in enti governativi e Onlus, in istituti scolastici e di formazione.
 
 
ORGANIZZAZIONE DIDATTICA:
Il Master prevede lezioni di didattica frontale, formazione a distanza e stage per 1500 ore, pari a 60 ECTS. Si compone di 5 moduli comuni e di un sesto a scelta:

Modulo 1: Complessità sociale e multiculturalismo (10 ECTS)
Modulo 2: Storia e politica delle migrazioni (8 ECTS)
Modulo 3: Fondamenti filosofici e pedagogici del dialogo (9 ECTS)
Modulo 4: Metodologia e pratica del dialogo interreligioso (9 ECTS)
Modulo 5: Mediazione interculturale e gestione dei conflitti (8 ECTS)
Modulo 6a (spec): Mediaz. cultur. e relig. in ambito educativo e didattico (8 ECTS)
Modulo 6b (spec): Mediaz. cultur. e relig. in ambito linguistico e comunicativo (8 ECTS)
Modulo 6c (spec): Mediaz. cultur. e relig. in ambito istituzionale e delle relazioni pubbliche (8 ECTS)

CONDIZIONI DI AMMISSIONE:
Baccalaureato, laurea quadriennale del vecchio ordinamento, laurea triennale o specialistica del nuovo ordinamento. Sono anche ammessi, come uditori, coloro che fossero interessati ad approfondire specifici argomenti offerti dl Master.

DURATA E FREQUENZA:
Il Master avrà la durata di un anno, da marzo 2012 a marzo 2013. | Le lezioni si terranno una volta al mese, il venerdì dalle 15,00 alle 19,00 e il sabato dalle 9,00 alle 19,00. La frequenza è obbligatoria per l'80% delle ore di lezione frontale.
 
LUOGO:
Sede dell'ASUS : Viale Manzoni 24c – 00185 Roma

ISCRIZIONI E SCADENZE:
Per gli studenti ordinari la quota di partecipazione è di euro 2.500 per tutta l'offerta formativa. Per gli uditori è di euro 200,00 quale tassa di iscrizione + euro 400,00 per ogni modulo scelto. Il pagamento è previsto in tre rate: entro il 28 febbraio, il 30 giugno e il 31 ottobre Termine ultimo per la presentazione delle domande: 20 febbraio 2012

SEGRETERIA E INFO:
Teresa Doni: 06 96526234 (mar e gio 9,30-12,00; lun e ven 15,30-18,00) | Cell. 334 2707002; e-mail: master@asusweb.it

Il progetto completo del master si può consultare nei siti: www.unisal.it e www.asusweb.it
 
A.S.U.S. Accademia di Scienze Umane e Sociali | UNIVERSITÀ PONTIFICIA SALESIANA – MEDIAZIONE CULTURALE E RELIGIOSA 2a edizione – FACOLTA' DI FILOSOFIA
 
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Un articolo di Gordiano Lupi sulla rivista cubana VOCES

De Gibara a Londres – La vida exilada de Cabrera Infante
 
La rivista cubana VOCES (numero 13 – febbraio 2012), ovviamente clandestina, diretta da Orlando Pardo Lazo e Yoani Sanchez, ieri sera è stata presentata a casa di Yoani (vedere foto allegata). Tra l'altro – lo dico con immensa soddisfazione – nella rivista c'è anche un mio lungo articolo -racconto (tradotto in spagnolo da Desogus e La Torre) che ha per tema la vita di Guillermo Cabrera Infante. Unico autore straniero in una rivista fatta da soli cubani. Il mio articolo è liberamente riproducibile citando autore e fonte. [Gordiano Lupi]
 
La rivista cubana VOCES presentata a casa di Yoani
 
Amigos, les enviamos el enlace de lectura y descarga del número 13 de la revista free-lance cubana VOCES, hecha por los blogueros alternativos desde La Habana. | Gracias por colaborar y difundir las voces de todos los cubanos insiliados y exiliados, Habanabrazotes, OLPL

1 – Cuba: ¿un pueblo disidente? | El Campanero [.....]
59 – Gordiano Lupi | De Gibara a Londres – La vida exilada de Cabrera Infante | Traduccion al español de Barbara La Torre y Francesca Desogus
 
Per ulteriori dettagli:
 
 
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Anteprima del reportage di Marco Cavallini

"La Fabbrica del Ferro" a Bamako (Mali)
 
In attesa del montaggio dell'audiovisivo con Le Giraffe, é online l'anteprima di un reportage in bianco e nero di Marco Cavallini, girato nella "fabbrica del ferro" a Bamako in Mali.
 
Per la galleria fotografica completa:
http://www.marcocavallini.it/bamagall.html
 
 

Battifuoco a Bamako
Sull'argomento proponiamo anche un bell'articolo di Andrea Semplici:
 
Devo cancellare ogni lettura. Ogni cosa che penso di sapere. Questo non è il luogo adatto, nessuna parola è capace di far immaginare o di raccontare un mercato africano. Se solo potessi, vorrei essere invisibile: accucciarmi in un angolo, sotto una bancarella, fra le donne dalle grandi veste e non essere visto. Vorrei avere il privilegio di guardare l’umanità in movimento, di ammirare lo spettacolo di uomini e donne che recitano su un palcoscenico di terra rossa e di polvere volante pronta a diventare fango alla prima pioggia. Qui, a Bamako, capitale del Mali, grande città di commerci, vorrei poter guardare, da dietro lo spiraglio di un sipario, un mondo che, ogni giorno, ci prova a vivere. Che se debrouille, che ‘se la sbroglia’ direbbe il ragazzo dai muscoli come nodi d’ebano che mi passa davanti lanciandomi addosso uno sguardo d’orgoglio e di fatica. Ha in testa un carico di frammenti di auto. Pezzi portiera, mezzo parafango in bilico incerto, qualche coprimozzo di camion. Non so come faccia a trasportare quella discarica di ferro in equilibrio sulla testa. Il sudore annega il suo viso, gli occhi sono più tesi dei suoi muscoli. Il passo è svelto, come quello di un felino della savana nella tensione della caccia. Niente di così nobile, in realtà: il ragazzo sarà uno dei galoppini di un mercante di rottami e avrà appena finito il giro di meccanici che rivendono i resti di macchine accartocciate. Ma viene comunque voglia di seguirlo. Per vedere dove sta andando, dove è diretto. Per conoscere chi si comprerà quel metallo contorto. Mi muovo dal mio inutile nascondiglio anche perché la speranza di non  essere visto è davvero vana. La mia pelle bianca è come un semaforo acceso nella notte, ogni sguardo di chi scorre per questo vicolo polveroso è rivolto verso di me. Inevitabile: sono venuto nel brulichio incomprensibile del mercato Medina, nord estremo della capitale del Mali, solo perché sulla Lonely Planet avevo letto che pochi turisti si spingono fino sotto questa collina di terra riarsa. Diceva la guida: ‘Il mercato è usato dagli abitanti locali’. Una buona ragione per essere qui.  

Il più grande dei geografi italiani, Eugenio Turri, ha scritto: ‘Il mercato è bello, è la vita, è lo spettacolo delle ragazze, delle cose che si amano, in un’atmosfera di spensieratezza’. Abbiamo davvero occhi bianchi sull’Africa: il mercato di Bamako è un caos, un ingorgo di persone, di polli che volano sulle teste delle donne, di macchina da cucire che sibilano in continuazione, di contrattazioni che sono recite grandiose per chi ha tempo di fermarsi ad ascoltarle. Il mercato di Bamako contraddice chi sostiene che l’Africa sia lentezza: qui si va di fretta, le donne hanno passi veloci, gli uomini sembrano marionette mosse dalla frenesia di un burattinaio che vuole finire il prima possibile il proprio lavoro. Perfino i bambini slittano sotto le gambe dei passanti come se sapessero benissimo dove andare. Posso dire che Bamako è una lentezza veloce? Inseguire il ragazzo dei rottami in testa non è stato facile: lui sembrava dribblare, con l’abilità di un motociclista ubriaco, ogni ostacolo. Il suo parafango non ha urtato nessuno, non si è infilato nella nuca di nessuna donna, non ha sgangherato nessuna bancarella. Come se il ragazzo seguisse, scarti improvvisi compresi, una sua pista preferenziale, una corsia che lo lascia immune dai disastri che ciascuno di noi avrebbe provocato. Mulinelli di polvere rossa si alzano negli spiazzi liberi di gente: quando la folla si dirada il vento solleva questi tornadi in miniatura e li manda a sbattere contro muri sbrecciati o torrentelli di fogne imputridite. Oppure, dopo averli fatti volare come giostre, li fa afflosciare dopo pochi metri di ebbrezza. Mi hanno sempre raccontato che questi spiritelli di sabbia e cartacce sono le anime degli antenati che si ostinano a volere vivere come se non fossero mai morti. Non danno fastidio, non chiedono nulla. Semplicemente vogliono che non siano dimenticati e anche loro, nelle ore del mercato, cercano di dare un’occhiata a mercanzie che non potranno comprare. 

Ma lo spiazzo percorso dagli spiritelli di sabbia è come un confine che io non riesco ad avvertire. Ho alle spalle una piccola corte di bambini e di venditori ambulanti e mi accorgo che le loro insistenze diventano meno pressanti, meno urgenti. Alcuni appaiono indecisi. Rallentano. Si controllano l’un con l’altro. Un bambino mi molla la mano che fino ad allora aveva stretto con forza e fa un’improvvisa retromarcia. L’ultimo dei venditori, un nero altissimo che offriva bibite colorate in sacchetti di plastica, ha un gesto di saluto: il gioco della contrattazione è finito e se ne torna indietro. Anch’io ho un momento di incertezza, non capisco la loro indecisione. Una nuvola corre veloce sopra la collina di Kolu, periferia di Bamako. Stanno cambiando anche le grida degli ambulanti, si azzittisce perfino il cicaleccio delle matrone sedute a vendere pesce del Niger essiccato. Mutano gli odori: diventa rarefatta e lontana l’aria che sa di frutta matura e cuoio appena bagnato che ti ha inseguito per i vicoli del mercato. Ora il vento porta con sè un sottofondo di brace e pelle bruciata. Se tu fossi dalle parti dell’Etna, diresti che è un odore di lava che scorre e arrostisce gli alberelli che incontra nel suo cammino. E poi i rumori: niente più il brulichio delle chiacchiere e dei passi rapidi di uomini e donne, ma è come se qualcuno si sia messo a suonare rozzi tamburi di metallo, a percuotere gong artigianali di ottone scadente per avvertirti che stai per entrare in un mondo a parte. Sei ancora in tempo a voltare le spalle e ad andartene altrove.

Periferia della periferia, quartiere di un quartiere più grande, mercato dentro il mercato. Ma messo ai margini, lontano, quasi ignorato. Il ragazzo dei rottami ha trovato altri fratelli: qui si incontrano decine di altri uomini vigorosi che trasportano metalli e scarti ferrosi come se fossero gioielli preziosi. Tutti, a passo di marcia, stanno varcando la frontiera del ferro e del fuoco, stanno entrando fra le baracche dei fabbri, dei forgerons, dei manipolatori delle fiamme. Anche noi stiamo entrando nel cuore fragoroso della siderurgia africana.

Il ragazzo dei rottami si scarica dalla testa parafanghi e lastre metalliche. Non è un gesto disattento o stanco. In realtà ha già compiuto una selezione del suo carico. Ai nostri occhi l’antro in cui ha depositato il parafango è un ammasso di ferraglie arrugginite. Ma ogni collina ferrosa ha un suo significato. Ci sono i vecchi che, con gli occhi, osservano il lavoro dei ragazzi. Non dicono una parola, ma organizzano i mucchi di ferro. Queste non sono miniere, qui non vi è bisogno dello stregone che indica dove scavare, ma bisogna pur saper scegliere il pezzo di metallo per poter ottenere l’utensile che vogliamo plasmare. Anche questa è una maestria: non è da tutti trasformare un parafango in un colapasta, in decine di colapasta. Qual è il ferro migliore per farlo? Questa è un’industria e non c’è tempo da perdere: la prima separazione dei metalli aiuta i fabbri a compiere la scelta più giusta senza perdere tempo. Il ragazzo incassa pochi spiccioli di Cefa per il suo lavoro e riparte alla caccia dei rottami di Bamako. Ogni dialogo,ogni trattativa qui è silenziosa perché le labbra si aprirebbero inutilmente: il fragore dei martelli sugli incudini, degli sfrigolii dell’acqua sul fuoco, dei mazzuoli lucidi come il marmo che picchiano sui metalli da plasmare  è più forte dello sferraglio di un treno in corsa o del decollo di un boeing con i motori imballati. Le mani straniere si toccano le orecchie per capire se qualcosa non funziona. Qui bisogna urlare per farci sentire. Ma il fracasso non è un rumore indistinto: il coro dei martelli ha un suo ritmo, ci vorrebbe un musicista per esserne certi, ma qui, a Medina, è come se un’orchestra diffusa stesse suonando una sinfonia atonale, una musica colta che solo i forgerons di Bamako conoscono. Fra le fucine e i forni della Medina scompaiono anche i colori dell’Africa. Niente rossi o gialli. Perfino il cielo, velato dal fumo, è meno azzurro. Niente abiti sgargianti. Le donne sono poche: venditrici di mais o di zuppe che sfamano le legioni dei fabbri. Loro indossano abiti slabbrati,  magliette strappate e lerce della fatica di mille giorni, i pantaloni che sono una sola macchia bruna. I ragazzi dei mantici sono a torso nudo. 

Forgerons o maestri del fuoco. Non occorre saperne di Africa o di lontano passato per comprendere che i fabbri sono una casta. A volte maledetta:perché ha che fare con la magia e la furia del fuoco. A volte benedetta: chi prepara le vanghe, le zappe, gli utensili per la cucina? Chi forgia le spade? Casta sottomessa o casta orgogliosa? In Mali raccontano che il primo uomo inviato dagli dei sulla Terra sia stato un fabbro, un uomo-artigiano, coraggioso al punto da poter controllare il fuoco e trasformare la materia. Capace di estrarre il ferro dalla roccia e di fabbricare gli attrezzi necessari a lavorare la terra. Nei miti africani sulle origini, il fabbro compare quasi sempre fra i capostipiti di un popolo. La sua figura sociale è unica nelle tradizioni di un continente: i forgeron non lavorano la terra, non chinano la schiena nei campi, sono i guardiani del fuoco, una casta specializzata. Le mogli dei fabbri, spesso, sono le mammane delle escissioni delle ragazzine. I contadini provvedono al cibo per la famiglia del fabbro: sanno bene che gli attrezzi per coltivare la terra dipendono dall’abilità di quell’artigiano capace di cambiare la materia. Spesso, nelle savane del Mali, il primo atto di nascita di un villaggio è proprio la costruzione della forgia e della casa del fabbro. Eppure i forgeron sono guardati con timore, come eredi di poteri sovrannaturali, come stregoni troppo potenti. Ma anche esiliati, quasi diseredati, sicuramente malvisti: i loro quartieri sono ai margini dei villaggi e dei mercati. Una ragazza peul, in Mali, non potrà mai sposare un fabbro senza infrangere severi tabù familiari. Destino triste per il figlio di un fabbro: avete mai visto come sono belle le donne peul? 

Artigiano o stregone, dunque. Manipolatore del ferro o anche di forze sovrannaturali? Mi guardo attorno nel caos di Medina, siedo accanto a un uomo che picchia con forza su una piccolissima verga di metallo, vedo un ragazzo che, come un forsennato, agita un mantice di pelle di capra. I carboni si ravvivavano fino a diventare incandescenti. Il fabbro fa scivolare il pezzo di ferro sulle braci ardenti. E’ la ‘carburazione’ del metallo: bisogna pur donare al ferro quelle qualità (durata, elasticità, resistenza alle torsioni, agli attriti, ai colpi e alla corrisioni) che renderanno perfetto un utensile. E’ davvero uno stregone questo uomo dagli occhi intrisi di polvere di ferro e dal sudore che cola per ogni rivolo della sua fronte? Strano e ambiguo destino, quello dei fabbri: il dubbio che questi uomini (mai visto donne lavorare con il fuoco e il ferro) fossero dei maghi (a volte benigni, ma, a volte, anche maligni) ha sempre perseguitato i forgeron. Non solo in Africa Occidentale, ma quasi ovunque nel mondo. E nell’antichità: le tecniche di ‘riduzione del minerale’ (era ed è impossibile raggiungere, con i mantici la temperature di fusione del  ferro a 1536 gradi) erano le sole impiegate almeno fino al XV° secolo. Chi era capace di strappare alle viscere della terra un metallo grezzo e impuro e, utilizzando il fuoco, riusciva a trasformarlo, finiva per essere sospettato di complicità con forze al di là dell’umano. Ferro e fuoco, due elementi che esprimono forza. In molti villaggi del Sahel se un fulmine colpisce un uomo, si manda a chiamare il fabbro, prima del guaritore. Solo lui, custode dei segreti di ogni energia, può salvare il malcapitato.

Quanti di questi ragazzi che smartellano nel quartiere di Medina conoscono l’antropologia dei fabbri? Quanti conoscono il loro potere o la loro fama rurale? I ragazzini che pompano nei mantici sanno di essere gli assistenti di mille stregoni? L’Africa dei villaggi si è spostata in città. In cerca di lavoro. E i mestieri, anche nella baraondica Bamako, cambiano. Come cambia la vita degli africani.

Anni fa a Mopti, altra città sfolgorante del Mali, mi sono trovato nel triangolo di un mercato fluviale dove l’attività dei fabbri è davvero specializzata: trasformano lattine per piselli o molle arrugginite in lunghissimi chiodi con i quali saldare le chiglie delle imbarcazioni del fiume Niger.

Anche qui l’assistente del fabbro era un bambino sudato che si affannava attorno a un mantice costruito con pelle di capra. Era un lavoro di muscoli pompare aria sui carboni ardenti. La temperatura del fuoco, affinché il ferro dolce diventi malleabile, non deve mai scendere sotto gli 800 gradi. Provate a mantenere, per ore e ore, ritmo e forza nelle braccia mentre fate funzionare un mantice. Sono tornato in quel posto. Erano passati anni. Non potrei giurarlo, ma il bambino era diventato fabbro, aveva tagli ovunque e una pesante cicatrice su una guancia. Non mi rivolse un solo sguardo: era troppo attento al suo lavoro. Nel suo gabbiotto in riva al Niger era al lavoro un altro ragazzino. Non spremeva la sua adolescenza attorno a un mantice, ma pedalava una bicicletta tenuta fissa da due tiranti: energia dei piedi per azionare una grande ventola. Una fatica minore, una ‘modernità’. 

Sono ‘moderni’ anche i fabbri di Bamako? Il rumore si infittisce, dal caos delle fucine vedo uscire paioli, pentole, coltelli, lastre, forchette. Vedo depositi di manufatti aumentare fino a diventare magazzini imponenti di oggetti di ogni tipi. Qui alla Medina si vive già in una dimensione ‘industriale’ degli utensili. Queste sono officine professionalizzate. Mi dicono che una buona parte della produzione di questa fabbrica diffusa è destinata al ‘mercato internazionale’: la rivedremo sui treni per il Senegal o sulle grandi barche per Timbuctu, vedremo contrabbandi di zuppiere verso il Burkina-Faso o il Ghana. Mi chiedo di nuovo: ‘Cosa lega i fabbri della Medina ai racconti e ai saggi di antropologia sui forgerons delle Afriche occidentali?’. A volte, nella notte dei villaggi della savana, risuonano i colpi dei martelli sull’incudine. Noi stranieri ci svegliamo con addosso qualche timore. Ci rassicurano: i fabbri lavorano con il buio più completo, temono che qualcuno possa carpire i loro segreti. Mi guardo di nuovo attorno: le tettoie del quartiere dei fabbri fanno filtrare pulviscoli di luce. Qui il mondo è in bianco e nero: il sole è accecante quando può rimbalzare sulla polvere; il nero,  al riparo di un tetto di lamiera, è oscurità totale fino a quando gli occhi non si abituano all’ombra. Le fornaci sono lampi di fiamme in cui i fabbri sorreggono, con pinze lunghissime, pezzi di metallo. Il lavoro dei fabbri è fatica, occhi arrossati dal fumo e pelle lucente di sudore. C’è il cuore dell’Africa, qui. Non il suo mistero. C’è il lavoro immenso di un continente che ci prova, ogni giorno, a sopravvivere, qui alla Medina di Bamako. Non ci sono segreti insvelabili. Le città africane hanno bisogno di oggetti in ferro: ringhiere, manufatti per l’edilizia, cancelli, supporti metallici, serrature, cardini. Il fabbro, erede di un passato venato di esoterismo, si piega ai nuovi bisogni. Il fuoco non è più un simbolo, ma uno strumento di un mestiere durissimo. Ci siamo anche noi in questo mercato: bianchi e turisti. Cerchiamo, vogliamo souvenir, gioielli in metallo (che l’abile venditore del negozio in albergo ci spaccia per argento), pendagli, piccoli soprammobili. Il fabbro-stregone lo sa e allora gioca con la sua tradizione, chiede consigli, guarda, osserva, va per tentativi: reinvesta il suo mestiere e rifornisce, con bravura, la bancarella per turisti che staziona sulle sponde del Niger, passaggio obbligato des blancs.

E’ lunga la strada per tornare verso l’albergo. Mezza Bamako da attraversare. A sera è tempo di muoversi. I fabbri sembrano non conoscere tempo. La produzione non si ferma. Arrivano i mercanti, i trasportatori, le donne con nuovo cibo per la notte. Mi servirà a casa questo romaiolo di stagno che mi sono comprato per due centesimi di euro? Incontro lo stesso ragazzo che mi aveva, inconsapevolmente,guidato verso il cuore nascosto della Medina. Questa volta ha una cassa di molle sulla testa. Spero che anche la sua giornata sia a fine. Spero che per i fabbri vi sia riposo dopo un giorno accanto alla forgia. Arrivo all’albergo, terra di bianchi e di stranieri. L’Africa cala nuovamente il suo sipario su un mondo che ci ha lasciato intravedere. Nostalgia immediata, ma negata. Africa invisibile per chi passa in fretta per Bamako. Nella sala da pranzo dell’albergo la guida (bianca) di un gruppo di turisti parla, con passione, dei fabbri africani e della loro magia. Ha letto bene i libri, sa cosa sta dicendo. I turisti fanno finta di seguire il racconto. Alla fine appare il mercante del negozio all’ingresso dell’hotel: offre i suoi oggetti in ferro. Rivedo i ragazzi che fanno andare i mantici. Fermo, come nello scatto di una fotografia, il gesto dell’uomo che solleva il martello. E allora appoggio, senza una parola e senza sapere perchè, il romaiolo di stagno fra le statuette del negoziante.

Se davvero volete lanciare uno sguardo sull’Africa, andate sotto la collina di Kolu, oltre l’ippodromo di Bamako, a Nord del centro della città. Fatevi guidare dai rumori e dall’aria infuocata. Varcate il confine fra i mercati: l’Africa, a volte, è generosa per chi ha occhi per guardare.

Andrea Semplici
 
 
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Campagna Newroz 2012 

Ez ji li virim! Anche io sono qua! Campagna Newroz 2012

Il popolo kurdo in Turchia si appresta a celebrare il Nuovo giorno, Newroz facendo la conta di quanti mancano all’appello per essere stati imprigionati o uccisi dallo stato. | Ez ji li virim! Anche io sono qua!, gridano al mondo le migliaia di uomini e donne kurde che ancora liberi si autodenunciano ed esprimono la propria vicinanza e sostegno a chi si batte per la soluzione politica della questione Kurda.

 Il Partito per la Pace e la Democrazia (BDP) dopo aver vinto le elezioni amministrative del 2009, e le politiche del 2011 in tutte le aree del Kurdistan turco è il primo obiettivo della reazione da parte turca: una vera eliminazione fisica e politica della rappresentanza kurda, inclusi militanti e attivisti di ogni realtà dell’associazionismo, incluso il giornalismo e le professioni.
 
Sono quasi 9 mila i detenuti politici che affollano le carceri turche: intellettuali, difensori dei diritti umani, sindacalisti, militanti, amministratori e sindaci democraticamente eletti sono incarcerati e sotto processo con accuse che violano apertamente la libertà di pensiero e di espressione.
 
Ogni 21 marzo, il popolo kurdo festeggia il Newroz: giorno simbolico di liberazione e l’occasione per milioni di persone di far sentire le proprie instanze di pace, democrazia, diritti e libertà. Come negli anni precedenti, la presenza di osservatori internazionali contribuisce a far sentire vicinanza e solidarietà nei confronti di una popolazione assediata e minacciata da un uso illegittimo della forza e della limitazione della libertà.
 
E’ compito anche dell’Europa e dei sui cittadini/e promuovere il rispetto dei diritti dei popoli e la soluzione pacifica dei conflitti; è interesse dell’Europa e dei suoi cittadini/e rafforzare il dialogo con la Turchia, anche per il ruolo di sempre maggiore influenza che essa esercita sullo scacchiere internazionale, in una prospettiva condivisa di allargamento dei confini dell’Unione; ma tale dialogo deve porre come elemento essenziale ed ineludibile il riconoscimento dei diritti fondamentali del popolo curdo e la ricerca di una soluzione politica della questione kurda. L’Italia, paese europeo e mediterraneo, può giocare un ruolo politico e diplomatico importante per la costruzione e il rafforzamento della democrazia e della pace nell’area mediterranea e ai confini dell’Europa.
 
La Rete Italiana di Solidarietà con il Popolo Kurdo parteciperà al Newroz 2012 con una delegazione di osservatori che si recherà nelle diverse aree del Kurdistan, da Amed a Dersim, inclusa la città di Wan che ad ottobre è stata vittima di un gravissimo sisma che ha spezzato le vite di circa 600 persone.
 
Ez ji li virim! Anche io sono qua!
Gli italiani e le italiane ispirati dai valori della democrazia, la pace, la libertà e la solidarietà fra i popoli partecipano alle celebrazioni del Newroz 2012!

Uiki ONLUS - Tel: 0039 – 0697 84 5557
 
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In occasione della Festa della donna

"Una Mimosa per l'Ambiente" a Linda Schailon

In occasione della Festa della donna, l’Associazione donne ambientaliste – ADA Onlus propone un doppio appuntamento a Parma. | Sabato 3 marzo alle ore 16.30 a Palazzo Soragna, strada al Ponte Caprazucca, 6/A, si terrà la cerimonia di consegna del  Premio “Una Mimosa per  l’Ambiente” - 22^ edizione.
 

La spilla d’oro a forma di rametto di mimosa che costituisce il premio per una donna che si sia distinta nella tutela dell’Ambiente e nella divulgazione delle tematiche ambientali  verrà assegnata quest’anno a LINDA SCHAILON, designer e ideatrice della mostra-evento Ecopink per la straordinaria originalità del suo percorso artistico e culturale tra creatività femminile e difesa dell’ambiente. | Linda Schailon, artista di origine partenopea, è considerata una delle più giovani professioniste all’insegna della sostenibilità, realizzando in Italia e all’estero interventi culturali in grado di promuovere una nuova sensibilità ecologica, grazie all’utilizzo di materiali riciclati nelle sue creazioni nel campo della moda e del designer.  Il marchio “Linda Schailon” propone soluzioni progettuali  in grado  di dare nuova identità al prodotto-rifiuto plastico, cartaceo, elettronico e tessile.

La giornalista Mariagrazia Villa converserà con la premiata.

Domenica  4 marzo  dalle ore 10 alle ore 13 presso l’Orto Botanico di Parma in via Farini, 90 sarà in esposizione  “Expellere, 2012” , opera creata per l’occasione da Linda Schailon  con 128 tubi di scarto dei rotoli della carta igienica.

L’ Orto Botanico sarà aperto al pubblico grazie alla collaborazione dell’Università di Parma e dell’ associazione degli “Amici dell’Orto Botanico”.
 
 
Linda Schailon e i suoi acchiappasogni

Fin da piccola mi divertivo a trasformare tutto quello che trovavo. | Intorno alla mia bambola creai pian piano un mondo: una scatola di cartone divenne il suo armadio; palloncini bucati i suoi vestiti in lattice colorato; i tappi a corona i suoi piattini di stagno… | Da grande non è cambiato praticamente nulla. | Con la fantasia esprimo e costruisco il mio mondo: osservo, elaboro, invento nuove funzioni, trasformo. | Il tema del riciclo è uno dei punti focali nella mia attività di designer e artista, in quanto intendo offrire spunti per una maggiore comprensione e rispetto verso ciò che ci circonda. | Flow e i miei “acchiappasogni”, esposti in Italia e all’estero, nascono proprio allo scopo di insegnare che ogni oggetto, anche se usato, vecchio o rotto, reca in sé un segreto. Dobbiamo imparare a svelarlo usando la nostra creatività. E allora ecco che anche una cannuccia può diventare un gioiello.
 
Per ulteriori informazioni su Linda Schailon >> www.lindaschailon.com/
 
Per ulteriori informazioni sulle iniziative di Ada Onlus:
ADA ONLUS – ASSOCIAZIONE DONNE AMBIENTALISTE – associazione culturale per la divulgazione delle tematiche ambientali
Sede legale piazza Athos Maestri, 1 – 43123 Parma  Tel.0521/493897 | Sede di incontro Piazzale Rondani 3 b – Parma
e-mail: info@associazionedonneambientaliste.it | http://www.associazionedonneambientaliste.it
 
 
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San Corrado Confalonieri, patrono di Calendasco

Un Santo sulla Via Francigena
 
Grazie al Prof. Guglielmo Ponzi riceviamo e pubblichiamo con piacere questa ricerca sulla figura di un santo piacentino: San Corrado Confalonieri patrono di Calendasco un comune lungo il fiume Po all'altezza del passo "di Sigerico". La ricerca è stata pubblicata dal quotidiano Libertà di Piacenza mercoledì 15 febbraio in occasione della ricorrenza della sua morte avvenuta il 19 febbraio 1351. Lo studio è di Umberto Battini conosciuto a Fidenza per aver prestato la sua opera presso la Cattedrale.
 
 
 
 
Un Santo sulla Via Francigena
TRA CALENDASCO E NOTO SAN CORRADO CONFALONIERI
L'eremita penitente
 
La figura storica di questo Santo piacentino passa attraverso la contestualizzazione con il territorio, non ultima quella che oggi è la Via Francigena.  Difatti il nostro Santo Eremita inizia la sua avventura spirituale da quel piccolo borgo che è Calendasco: il castello e l’hospitio-romitorio. Ai nostri giorni abbiamo proprio qui sul Po, il passo francigeno detto “di Sigerico”. Il romitorio già verso il 1280 era retto da frà Aristide, maestro spirituale di s. Corrado e superiore del piccolo ospedale, proprio frà Aristide nel 1290 andò a Montefalco per presiedere alla costruzione del convento di S. Chiara e poi tornò a reggere la sua Comunità piacentina di fraticelli della penitenza o del terz’ordine francescano.

Nel 1315 circa vi è l’incendio devastante causato dal Confalonieri durante la caccia, e se fino a qualche anno fa la storiografia lo indicava essere nei pressi di Celleri, basandosi solo su una tradizione, ora abbiamo il sostegno di una pergamena che ribalta e corrobora la storia. L’abbiamo rintracciata in Archivio di Stato a Parma nel fondo del monastero di Quartazzola, è una pergamena in scrittura corsiva latina datata 11 gennaio 1589. Questa investitura di un fondo terriero di 200 pertiche piacentine (circa 45 campi da calcio) ci dice che le terre in direzione di S. Nicolò a Trebbia e che coinvolgono anche il territorio di Calendasco sono chiamate “alla Brugiata”. Questo grande spazio rurale fatto di campi coltivabili, boschi  e viti con ragione possiamo intenderlo come la prova che lì un tempo vi fu un grande incendio, indicato appunto dalla toponomastica che chiama tutto quell’appezzamento “Bruciata” nonostante fosse stato terreno fertile e coltivo. D’altra parte anche le “case bruciate” di Celleri sono una indicazione toponomastica così come il “molino bruciato” di Calendasco.

Gli Statuti piacentini più antichi, quelli del feroce Galeazzo Visconti (1322 – 1336) prevedevano per l’incendio doloso varie pene a seconda della gravità ed entità dello stesso, ma il reo poteva pagare il danno al Comune con una grande somma pari a 200 lire oppure era libero – tra virgolette – di fare una volontaria cessione di tutti i beni. Senza addentrarci nella questione, possiamo credere fosse appunto questa la pena dovuta per l’incendio del nostro santo come già la storia secolare tramanda e ancor più quella del XV e XVI secolo scritta nella lontana Noto. Lo sviluppo del culto al Santo Penitente ha una svolta in Piacenza nel 1611, quando giunge la lettera del 1610 scritta dai Giurati da Noto, bellissima città sicula nella quale da ormai sette secoli si conserva con somma venerazione il corpo del Confalonieri. Nella lettera si chiede di far ricerche negli archivi piacentini per scoprire quello che il santo frate “habbia molto più occultato per humiltà di quello che s’é investigato”. La risposta è in parte nella lettera spedita da Piacenza nel 1611 che vede gli Anziani e Priori comunicare quanto avevan potuto sapere. Allegano alla missiva una “Informatione circa l’Illustre Famiglia Confaloniera” dalla quale leggiamo testualmente che nel Monastero francescano di S. Chiara, ancor oggi visibile sullo Stradone Farnese, tra le tante cose avevan “trovato notitia di una suor Gioannina Confalloniera che specialmente viveva  nel 1340 et anco nel 1356” e che poteva essere la moglie del Santo Corrado al tempo della sua vita piacentina. Come detto, in questi primi decenni del 1600 assistiamo a Piacenza un rincorrersi di espressione di devozione e di propaganda del culto molto significativa a s. Corrado Confalonieri. In Cattedrale gli si erige una cappella dipinta ed ornata con altare e tutto per volontà di Gian Luigi Confalonieri, affrescata nel 1613 dal Galeani pittore di Lodi, queste belle quattro vele sono ancor oggi visibili e recentemente restaurate. Rappresentano scene basilari della Vita del Santo Eremita.

Qualche anno dopo vi venne collocata una bella tela del Lanfranco, che nel periodo napoleonico fu trafugata ed ora è esposta nel museo di Lione in Francia. Anche il canonico del duomo Pier Maria Campi scrisse una Vita del Santo Corrado per assolvere alle richieste dei netini che desideravano maggiori notizie e fu pubblicata nel 1614 a Piacenza. Cosa ancor più notabile, il vescovo mons. Claudio Rangoni che era stato investito anch’egli dagli Anziani di Noto di far ricerche sul santo piacentino, suggella le ricerche storiche andando a validare di proprio pugno il Legato Sancti Conradi. Redatto nel Palazzo Episcopale dal Cancelliere e Notaio della curia il 9 agosto 1617, vede la volontà del Conte Zanardi Landi di erigere una cappella ed altare al Santo piacentino nella chiesa di Calendasco.

A fondamento dell’atto giuridico che ha valore pubblico con proprie forme solenni, secondo le regole ferree della diplomatica, vi si afferma che i Confalonieri erano abitatori e feudatari di Calendasco; che il culto era già esistente e che andava rinvigorito proprio nel borgo citato e, si badi bene, cosa importantissima per la storiografia è che si afferma che il santo Corrado è nato fisicamente in Calendasco “in eodem loco”. Dal punto di vista storico questa è una notizia eccezionale perché và a chiudere tessere mancanti e apre ancor più a nuovi stimoli di ricerca. Il famoso Legato in scrittura latina, dopo aver illustrato clausole e somme circa il culto e la santa messa in onore al Santo, si conclude con la firma dei testimoni e del vescovo che “per tutti e per ognuno, e dopo aver osservate le debite formalità della legge, dalla pienezza della sua autorità Episcopale, interpose e interpone e parimenti decreta.”. E proprio Calendasco – unico caso in tutta la diocesi piacentina – lo avrà quale Patrono da quei giorni andando anche ad abbellire la cappella del Santo con  la stupenda pala che lo raffigura ormai vecchio penitente con sullo sfondo il ricordo dell’incendio frutto della sua conversione e cambiamento di vita. Purtroppo gli affreschi esistenti su alcune pareti laterali della chiesa, con scene della Vita Conradi vennero coperti da una pittura omogenea nel 1971 durante i grandi lavori di adeguamento dello spazio liturgico secondo i canoni prospettati dal Concilio Vaticano II voluti dallo storico arciprete del borgo nonché Canonico di S. Antonino don Federico Peratici. Oggi si ammirano di quegli anni gli affreschi del piacentino Ricchetti e in particolare il suo possente san Corrado sotto la croce posto nell’abside tra santi piacentini.

La Tradizione ce lo fa conoscere come San Corrado da Piacenza, e questo giustamente perché la Casata Confalonieri possedeva anche in città in zona S. Eufemia un palazzo ed in Cattedrale si eresse la bella cappella con altare oggi demoliti, e per di più la città è indicativa di un’area facilmente individuabile da qualsiasi devoto in Italia. Resta però il dato storico: la nascita fisica del Santo nel piccolo feudo e borgo di Calendasco, un dato che perlomeno non va ignorato ma anzi dovrebbe essere con serietà riconosciuto. Ma c’è pure un altro aspetto da porre sotto attenzione e che poco si è valorizzato, riguarda gli accadimenti propri del 1300 e che ebbero anche una ripercussione su coloro i quali vivevano da laici convertiti e penitenti come il nostro Corrado. Il papa Giovanni XXII nel 1318 con una bolla aveva scomunicato i frati dissidenti detti volgarmente “spirituali” facilmente confondibili per tipologia d’abito con i fratres de la penitentia francescani.

Già nel 1312 un folto gruppo di questi era fuggito, con altri del nord Italia, in Sicilia terra poi d’elezione del nostro eremita. Se Corrado nel 1315 vive la famigerata causa dell’incendio, da una parte lo vediamo essere sotto il martello e l’incudine, perché egli è guelfo e quindi schierato con la Chiesa diversamente dal Galeazzo Visconti ghibellino, però allo stesso tempo veste l’abito bigio penitenziale terziario confuso con quello degli “eretici” che, lo sappiamo dal frate Aristide, seguiva la Regola del 1289 per i laici religiosi, la famosissima Supra Montem di papa Niccolò IV. Nel contempo la confusione era estrema: anche i Poveri Eremiti del frate Clareno furono sciolti ed il pasticcio tra Beghini e Spirituali era talmente esteso che con una altra bolla del 1319 lo stesso papa Giovanni XXII dovette difendere e proteggere ufficialmente i Penitenti e Terziari francescani dicendo che non andavano confusi con i ribelli. Ed anche la cosiddetta faccenda Templare coinvolge gli anni corradiani; l’istruttoria contro i frati Templari si aprì nel 1307 e si concluse nel 1312.

Come sappiamo i templari di Piacenza furono tutti assolti dall’accusa di eresia nel 1310 ed anzi già nel 1304, al primo sentore di cattive notizie a loro riguardo, avevano donato i loro beni ai domenicani piacentini. Era questo il clima politico-sociale e religioso che vigeva quando san Corrado ebbe il suo incontro con quelli che la Vita Conradi più antica, il manoscritto netino del XIV secolo, diceva esser stati poviri et servituri di Deu. Altra questione sul fuoco – termine adatto per una santo “incendiario” – è quella dell’iter della sua beatificazione e poi santificazione.

A Noto, e per fortuna proprio là, diremmo oggi rileggendo i fatti e la storia, in quella lontana città ove visse da eremita nella grotta dei Pizzoni, alla sua morte avvenuta nella tarda mattinata del 19 febbraio 1351, immediatamente ne furono riconosciute le virtù di santità; già da vivo infatti Corrado compì tanti e copiosi miracoli: primo resta quello del pane che caldo portava fuori dalla grotta ai tanti miseri e visitatori. Non avevan certo bisogno di tante altre prove i cittadini di Noto per riconoscere in lui un sant’uomo, l’avevano sperimentato da vivo e ne portavano memoria e rispetto estremi. Tralasciamo qui di approfondire ulteriori fatti venuti da Noto e atteniamoci alla sua patria piacentina. Nei secoli successivi, durante l’iter diciamo “romano” della causa, un aspetto che la storiografia corradiana non prende in considerazione e che mettiamo sul piatto, è strettamente connesso ai suoi discendenti di Piacenza e Calendasco nel particolare. Infatti nel 1547 il duca Pierluigi Farnese fu assassinato a Piacenza e tra i Nobili cospiratori è anche Giovan Luigi Confalonieri feudatario di Calendasco.

Il Duca sappiamo che era figlio di papa Paolo III e la famiglia Farnese una delle più in vista a Roma. Dopo varie vicende si arrivò alla confisca dei beni dei congiurati e tra questi quelli appartenuti appunto anche al Confalonieri assassino, tutto questo circa quaranta anni dopo il fatto. In Archivio di Stato di Parma abbiamo consultato gli atti della confisca e tra i beni che possedeva a Calendasco il feudatario Giovan Luigi Confalonieri e suoi fratelli, vi è anche una parte di quello che è l’hospitio posto in “Co’ di Borgo” cioè all’inizio del paese come è ancora attualmente oggi visibile. I beni sono acquistati dallo Zanardi Landi e con quella fortissima somma il congiurato in questione è costretto al bando da Piacenza e portarsi a Milano. Casi della storia: Giovan Luigi Confalonieri, colui che circa cinquant’anni prima uccise il Duca piacentino, nei primi anni del 1600 fu fatto Capitano di Giustizia a Milano.

Questa sintesi per far comprendere con logica come mai l’iter di santità del nostro Eremita non potè che concludersi in pieno seicento; la macchia della Casata dei Confalonieri d’aver ucciso il figlio di Paolo III si trascinò certamente per anni, anche come memoria nella stessa Curia Vaticana. La causa per la santità cominciata a Noto nel 1485, poi sospesa, vede la conferma del culto nel 1515 per mano di papa Leone X; la conclusione per brevità possiamo porla con la bolla di papa Urbano VIII che nel 1625 concede al Ministro Generale dei Frati Minori Cappuccini di celebrare la festa del Santo Corrado in tutto l’Ordine francescano dell’orbe. Intanto restiamo in attesa del gemellaggio tra le diocesi di Piacenza e Noto auspicando che la cosa non si risolva in sola retorica e a beneficio dei soliti noti ma che possa coinvolgere appieno tutti quei devoti che in vario modo amano e studiano questa bella figura di Santo.
 
Umberto Battini       
 
 
 
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Per accompagnare i genitori nella prima fase del cammino insieme al loro bambino

Primi Tempi…dopo la nascita:
 
Un ciclo di incontri per accompagnare i genitori
nella prima fase del cammino insieme al loro bambino
 
I Consultori Familiari dell’Azienda USL di Parma, in collaborazione con il Centro per le Famiglie del Comune di Parma, organizzano: "Primi Tempi… dopo la nascita: Un ciclo di incontri per accompagnare i genitori nella prima fase del cammino insieme al loro bambino"

CALENDARIO DEGLI INCONTRI:
02 marzo 2012, dalle ore 17,30 alle ore 19,30 - "Le interazioni precoci"
09 marzo 2012, dalle ore 17,30 alle ore 19,30 - "La riorganizzazione della famiglia"
16 marzo 2012, dalle ore 17,30 alle ore 19,30 - "La famiglia come base sicura"
23 marzo 2012, dalle ore 17,30 alle ore 19,30 - "Limiti e autonomie"
30 marzo 2012, dalle ore 17,30 alle ore 19,30 – "La salute del bambino come bene comune"

Ogni incontro affronterà un tema specifico, e sarà coordinato da due psicologi che, mettendo a disposizione le loro specifiche competenze, avranno il compito di fornire informazioni e strumenti ai presenti, oltre a favorire lo scambio e il confronto tra le esperienze genitoriali. L'ultimo incontro vedrà anche la partecipazione di un pediatra con cui sarà possibile confrontarsi sul tema della salute del bambino.
 

Gli incontri si terranno presso il Laboratorio Famiglia “AL PORTICO” – St. Quarta 23 – Parma

Per poter partecipare è necessaria l'iscrizione. Per iscriversi contattare il Centro per le Famiglie al numero 0521-235693 oppure 386056 (dal lunedì al venerdì ore 9-13.00; lunedì e giovedì anche 14.00-17.00) o tramite mail centroperlefamiglie@comune.parma.it.

La partecipazione agli incontri è gratuita | Si auspica la presenza di entrambi i genitori compatibilmente con la complessa organizzazione dei “primi tempi”
 
Info:
Compagnia In…stabile – Ass.ne di volontariato
Sede operativa Laboratorio Famiglia al Portico
Strada Quarta 23 Parma | Tel.0521241420
 
 


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Campagna Nazionale di tutela del paesaggio e di difesa dei territori

"Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori"
 
PSC di Fidenza e Campagna Nazionale di tutela del paesaggio e di difesa dei territori
 
Prende il via la prima campagna nazionale "Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori", è la proposta di un censimento capillare, in ogni comune italiano, per mettere in luce quante abitazioni e quanti edifici produttivi siano già costruiti ma non utilizzati, vuoti, sfitti.
 
 
L'iniziativa prevede che a tutti i Comuni venga richiesto di trasmettere la scheda censimento debitamente compilata entro 6 mesi dalla ricezione. Una seconda richiesta ufficiale di censimento potrà essere inoltrata dai cittadini o dai comitati a sostegno dell'iniziativa corredata con le firme di cittadini dello specifico Comune. Stanno moltiplicandosi in tutta Italia i "Comitati Salviamo il Paesaggio": già oggi ne sono stati costituiti un centinaio, l'elenco degli attuali referenti locali lo possiamo trovare qui: forum comitati locali.
 
A Fidenza sono segnalate manifestazioni di interesse, ma non mi risulta sia già stato costituito un comitato. Pertanto associazioni e movimenti potrebbero proporsi ufficialmente per una azione di coinvolgimento della cittadinanza e per la gestione futura della complessa operazione nei suoi aspetti locali.
 
Guardando all'immediato è da pretendere che venga data integrale pubblicazione dei risultati e degli elaborati del lavoro preparatorio denominato "Attività di formazione del quadro conoscitivo del PSC. Prestazioni professionali collegate" di cui a determina dirigenziale di  UTC assetto del territorio N° 103 del 3 novembre 2008 che, a fronte di un compenso a professionista esterno all'Amministrazione di circa Euro 51.000, prevedeva " la redazione della parte di quadro conoscitivo relativa alla definizione dello stato di fatto e di attuazione delle previsioni urbanistiche nonché al completamento e collaudo delle tavole di piano digitalizzate ed alla scelta ed elaborazione delle basi cartografiche su cui verrà steso in prima istanza il quadro conoscitivo e nelle fasi successive le scelte progettuali di piano".  
 
 
 
"Comitati Salviamo il Paesaggio": EMILIA ROMAGNA
 
BASSA MODENESE – Paolo Rebecchi – San Felice sul Panaro – 3397384308 – 0535 82451 – paolo.erre@libero.it
BOLOGNA – Gabriele Bollini gabollini@gmail.com  -  335.7801331
FORLì/CESENA – Zona del Cesenate – Giovanni Biondi – info@biondivacanze.com – 333 7980469
RAVENNA – Fabrizio Borghesi – fabrizio.b@racine.ra.it - 349 4732190
PROVINCIA DI FERRARA – Comune di Argenta – Francesco Pertegato – stop.cons.terr.argenta@gmail.com -  342 7488212
PROVINCIA DI REGGIO EMILIA – Valterio Ferrari – valterio@katamail.com – 335 6912692
PROVINCIA DI BOLOGNA: Comitato cittadino per la difesa del territorio e del paesaggio, comune di San Lazzaro di Savena (Bologna) – Lorenzo Bolognini
comitato.cittadino.sanlazzaro@gmail.com – 3484102439 | http://comitatocittadinosanlazzaro.blogspot.com/
 
Per ulteriori informazioni:
 
 
 
 
 
 
 
 
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Incontro conviviale con la cucina vegetariana vegana

VEGADINNER - 08 Marzo 2012 al Canon D’Or
 
Incontro conviviale con la cucina vegetariana vegana
 
Cena al Canon D’Or – Via Nazario Sauro 3/a – Parma
Giovedì 08 marzo 2012 ore 20
 
Costo 30 Euro cad.
Prenotazione obbligatoria: Tel 333 7363604. E-mail: luigiboschi@gmail.com
 
OSPITE DELLA SERATA:
Sebastiano Rolli,
direttore d’orchestra, presenterà nel corso della cena “Il progetto culturale per il Teatro Regio di Parma” ideato e scritto insieme a Michele Pertusi.
 
Menù
 
Prima parte:
-pomodori crudi pelati a vivo in salsa di pomodoro crudo;
-crema di cavolfiore crudo;
-radicchio di Verona al forno;
-sedano rapa con mostarda di arance;
-insalata di valeriana e zenzero acidificata con mela Granny Smith;
-insalata di arancia con erba cipollina;
-nuvola di finocchio crudo;
-insalata di cavolo cappuccio rosso crudo;
-patata di bologna cotta condita con cioccolato fondente.

Seconda parte: spatzle al pomodoro fresco
Dolce: Dolce alle mandorle
Caffè: Infuso d'erbe della casa
Vini: Primitivo di Manduria
Pani con semi
 
 
Paolo Cerati a fine cena o durante il convivio al tavolo degli ospiti racconterà particolari dei suoi piatti e la preparazione dei cibi, il perché di abbinamenti e di gusti.
 
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VEGADINNER: a cena con gli chef nei ristoranti di Parma che propongono i loro piatti di cucina vegana svelando un po' dei loro saperi: dagli alimenti semplici a elaborati piatti, la cucina vegetariana vegana non è povera, anzi è ricca di idee, elementi, sapori, fantasia. Una cucina che scopre cibi e alimenti a volte dimenticati, che rende più sensibile il palato (e l'animo), che non produce danni e arricchisce il piacere di stare a tavola consapevoli di un'etica dei valori nei confronti di tutti gli esseri viventi, dell'ambiente, della salute. Una cultura che non esclude, ma include e rispetta anche le tradizioni.

Per ulteriori dettagli:
http://www.luigiboschi.it/node/42234
 
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